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Calcio giovanile: in Romania arriva il cartellino nero, per i genitori intemperanti
Il provvedimento non riguarda i giovani calciatori, ma il pubblico: rischio sospensione
1 commenti
Ven 18 Settembre 2026 09.45
In Romania arriva il cartellino nero
Como,

Un cartellino nero per fermare le intemperanze dei genitori e restituire il calcio ai bambini. La novità arriva dalla Romania, dove la Federcalcio ha introdotto una nuova procedura disciplinare nelle competizioni giovanili dall’Under 7 all’Under 16.

 

 

Il provvedimento non riguarda i giovani calciatori, ma gli adulti, i genitori presenti sugli spalti. Il cartellino nero sarà infatti mostrato dall’arbitro per decretare la sospensione definitiva di una partita a causa dei comportamenti violenti o offensivi di genitori e spettatori. Prima dello stop sono previsti tre passaggi. Il direttore di gara interromperà inizialmente l’incontro, chiedendo agli allenatori di richiamare i propri sostenitori. Se le intemperanze continueranno, la gara sarà sospesa per dieci minuti e le squadre rientreranno negli spogliatoi. Qualora nemmeno la pausa servisse a riportare la calma, l’arbitro mostrerà il cartellino nero e fischierà la fine anticipata.

Toccherà poi agli organi disciplinari stabilire le conseguenze. L’iniziativa rumena riporta in primo piano un problema ben conosciuto anche in Italia. Nonostante avvisi, cartelli e campagne di sensibilizzazione, basta frequentare ogni fine settimana i campi del calcio giovanile per vedere e ascoltare ciò che accade. Genitori che, appena il pallone comincia a rotolare, si trasformano: urlano contro l’arbitro, spesso un ragazzo alle prime esperienze, litigano con i sostenitori avversari, contestano gli allenatori e impartiscono continuamente istruzioni ai propri figli. Peggio ancora quando insulti e provocazioni vengono rivolti ai bambini dell’altra squadra.

Tutto per una partita giocata dal proprio figlio insieme ad altri ragazzi, che dovrebbe rappresentare prima di tutto un momento di divertimento, formazione e condivisione. Il copione, purtroppo, si ripete. Quando il limite viene superato e l’episodio diventa di dominio pubblico, comincia quasi sempre la corsa a ridimensionare l’accaduto: si cercano giustificazioni, si parla di provocazioni, si minimizzano parole e gesti oppure si prova a ribaltare la ricostruzione dei fatti. Ma quando il pallone si ferma, resta la brutta figura. A volte grave, inaccettabile e perfino vergognosa, soprattutto perché consumata davanti a bambini ai quali gli adulti dovrebbero offrire un esempio.

Ogni stagione il tema torna d’attualità dopo l’ennesima rissa, minaccia o aggressione, per poi essere accantonato fino all’episodio successivo. Intanto quello che dovrebbe essere un ambiente educativo diventa il luogo nel quale alcuni adulti scaricano ambizioni, pressioni e frustrazioni. E a pagarne il prezzo sono sempre i ragazzi. Il cartellino nero non risolverà da solo quella che sta diventando una vera piaga sociale, ma introduce un principio chiaro: se gli adulti non sono capaci di comportarsi, la partita dei bambini finisce. Una misura drastica, certamente, ma forse necessaria. E sulla quale anche il calcio italiano dovrebbe cominciare seriamente a riflettere.

 


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CommentiI commenti degli utenti
Il giorno 18/09/2026 alle ore 11.50 silva pier emilio ha scritto...
Commentopersino la Romania ci da lezione di come bisogna comportarsi sugli spalti dei genitori esagi tati. Che il Presidente della Lega prenda buona nota....ma dubito assai
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