Un cartellino nero per fermare le intemperanze dei genitori e restituire il calcio ai bambini. La novità arriva dalla Romania, dove la Federcalcio ha introdotto una nuova procedura disciplinare nelle competizioni giovanili dall’Under 7 all’Under 16.
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Il provvedimento non riguarda i giovani calciatori, ma gli adulti, i genitori presenti sugli spalti. Il cartellino nero sarà infatti mostrato dall’arbitro per decretare la sospensione definitiva di una partita a causa dei comportamenti violenti o offensivi di genitori e spettatori. Prima dello stop sono previsti tre passaggi. Il direttore di gara interromperà inizialmente l’incontro, chiedendo agli allenatori di richiamare i propri sostenitori. Se le intemperanze continueranno, la gara sarà sospesa per dieci minuti e le squadre rientreranno negli spogliatoi. Qualora nemmeno la pausa servisse a riportare la calma, l’arbitro mostrerà il cartellino nero e fischierà la fine anticipata.
Toccherà poi agli organi disciplinari stabilire le conseguenze. L’iniziativa rumena riporta in primo piano un problema ben conosciuto anche in Italia. Nonostante avvisi, cartelli e campagne di sensibilizzazione, basta frequentare ogni fine settimana i campi del calcio giovanile per vedere e ascoltare ciò che accade. Genitori che, appena il pallone comincia a rotolare, si trasformano: urlano contro l’arbitro, spesso un ragazzo alle prime esperienze, litigano con i sostenitori avversari, contestano gli allenatori e impartiscono continuamente istruzioni ai propri figli. Peggio ancora quando insulti e provocazioni vengono rivolti ai bambini dell’altra squadra.
Tutto per una partita giocata dal proprio figlio insieme ad altri ragazzi, che dovrebbe rappresentare prima di tutto un momento di divertimento, formazione e condivisione. Il copione, purtroppo, si ripete. Quando il limite viene superato e l’episodio diventa di dominio pubblico, comincia quasi sempre la corsa a ridimensionare l’accaduto: si cercano giustificazioni, si parla di provocazioni, si minimizzano parole e gesti oppure si prova a ribaltare la ricostruzione dei fatti. Ma quando il pallone si ferma, resta la brutta figura. A volte grave, inaccettabile e perfino vergognosa, soprattutto perché consumata davanti a bambini ai quali gli adulti dovrebbero offrire un esempio.
Ogni stagione il tema torna d’attualità dopo l’ennesima rissa, minaccia o aggressione, per poi essere accantonato fino all’episodio successivo. Intanto quello che dovrebbe essere un ambiente educativo diventa il luogo nel quale alcuni adulti scaricano ambizioni, pressioni e frustrazioni. E a pagarne il prezzo sono sempre i ragazzi. Il cartellino nero non risolverà da solo quella che sta diventando una vera piaga sociale, ma introduce un principio chiaro: se gli adulti non sono capaci di comportarsi, la partita dei bambini finisce. Una misura drastica, certamente, ma forse necessaria. E sulla quale anche il calcio italiano dovrebbe cominciare seriamente a riflettere.
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