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Dopo 210 giorni e ben trenta settimane, il calcio dilettanti torna in campo!
Tanti dubbi e tante perplessità, ma forse è davvero giusto provare a ripartire
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Sab 12 Settembre 2020 11.00
Domenica 13 settembre torna il calcio dilettanti
Como,

Sono passati 210 giorni da quella domenica 16 febbraio. Sembrava una domenica come le altre, e invece sarebbe stata l'ultima del calcio dilettanti stagione 2019/20. In realtà, l'ultima comasca a scendere in campo fu il Cantù, che sei giorni più tardi vinse l'anticipo sul campo della Gerenzanese, era sabato 22 febbraio. Ed è stata l'ultima volta che una formazione lariana abbia giocato una partita ufficiale...

 

 

Domenica 13 settembre si riproverà a tornare in campo, in mezzo a diversi dubbi e a qualche comprensibile paura. Ma si riparte. Tantissime squadre, dall'Eccellenza alla Terza categoria, sono pronte a tornare per davvero sui campi, a gioire, a sudare, a correre, e a festeggiare - magari per ora senza troppi abbracci - un gol. E diciamoci la verità, tutto questa era mancato anche a noi.

A noi che proviamo da circa vent'anni a raccontarvi questo bellissimo sport, e questo bellissimo mondo, quello del calcio dilettanti. A noi che siamo cresciuti negli anni sempre di più, e che - non abbiamo vergogna di dirlo - non avremmo mai pensato che il nostro calcio ci potesse venire strappato così dalle nostre mani, da un giorno all'altro. In maniera più che giusta e legittima, questo è ovvio. Perchè la salute è la cosa più importante per tutti. Ne abbiamo viste e sentite tante in questi mesi, il nostro compito non è di certo dare un giudizio su quanto è successo, perchè ognuno ha il suo pensiero ed è giusto che sia tale.

Però una cosa va detta: che ci piaccia o no, in attesa di tempi migliori, con questo maledetto Covid-19 ci si deve convivere. Noi tutti ci auguriamo per il minor tempo possibile, ma nell'attesa cosa facciamo? Dobbiamo provare a tornare alla normalità, o a qualcosa che si avvicini alla normalità. E allora, se chi di dovere ha ritenuto che ci siano le condizioni per poter far ripartire tutto il calcio dilettanti in Italia, noi siamo contenti di tornare a raccontarvelo, provando a farlo nel miglior modo possibile.

Abbiamo detto che in questa situazione è difficile avere un pensiero comune, è difficile esprimere delle idee. Ma ci vogliamo provare lo stesso. La valenza sociale del calcio dilettanti è importante, non è da trascurare. È giusto che un paese che vuole ripartire debba guardare alle cose più importanti, ma poi anche a ciò che sta dietro. A ciò che ci dà passione, emozione. Allo svegliarsi alla mattina pensando alla gara della domenica pomerigggio. All'emozione di guardare i risultati delle altre partite a gara finita. All'aperitivo del post gara sino a tarda sera. Siamo convinti che in questo momento le condizioni sanitarie consentano di provare a ripartire, e che quindi sia giusto farlo. Ben sapendo che non abbiamo nessuna certezza per il futuro prossimo, ma augurandoci che tutto vada per il meglio.

Permetteteci un'ulteriore riflessione. Abbiamo sempre dato spazio ai vostri commenti, quando formulati in tono civile ed educato. Ed è sacrosanto avere la propria idea ed essere d'accordo o meno con questa ripartenza. È sacrosanto che ci sia chi abbia ancora perplessità. Però riteniamo anche che, in questo momento, il disfattismo NON SERVA PROPRIO A NIENTE. Chi di dovere ha deciso che si può provare a ricominciare, e francamente continuare a leggere commenti negativi, pessimisti e disfattisti un pizzico di fastidio ce lo dà. Qualcuno di voi pensa che non si debba ripartire? L'abbiamo capito, lo rispettiamo. Ma continuare a rimarcarlo non solo è inutile ma anche DANNOSO. Per chi invece in questa ripartenza ci crede davvero. Per tutto il movimento.

Si parla di protocolli, è vero non sono semplicissimi da seguire. Ma siamo sicuri che siano così improponibili? Non basta, al posto che lamentarsi, provare davvero a rispettarli? Può dare fastidio, o per lo meno sembrare strano, vedere le squadre che arrivano al campo separatamente, con un'autocertificazione in mano e con l'obbligo di farsi provare la febbre, che entrano in campo ognuna per conto proprio, con i panchinari costretti a tenere la mascherina. Ok, ci sta. Ma è sempre calcio. La partita di calcio sarà sempre la stessa, tale e quale a prima. Dov'è il problema nel rispettare queste poche e semplici regole (ok, magari non sono proprio poche e nemmeno semplicissime, ma non ci sembrano nemmeno così impossibili)? Siamo convinti che, se solo si riuscirà a riprendere un po' di ritmo e a tornare a giocare senza altre problematiche, soprattutto di carattere sanitario, basteranno poche settimane per poter davvero tornare a parlare solo di calcio. E allora, buon calcio a tutti!

 


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