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Como-Venezia, la conferenza di Fabregas: "Il Venezia vale più di tre punti. Vedo la squadra serena"
Il tecnico: "Kean? Non abbiamo comprato un giocatore infortunato, sarà importante per noi"
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Sab 31 Ottobre 2026 15.52
Cesc Fabregas ha presentato la sfida al Venezia
Como,

Il Como è in un momento di forma strepitoso: sono quattro le vittorie consecutive per i lariani dopo la sconfitta a Rotterdam contro il Feyenoord nella seconda giornata di Champions League.

Fiorentina, Manchester United, Sassuolo e Torino: queste le ultime quattro formazioni battute dalla squadra di Fabregas, che ora si appresta a sfidare il Venezia per la decima giornata di Serie A, nel lunch match di domenica 1 novembre.

Alla vigilia del confronto tra biancoblù e lagunari ha parlato in conferenza stampa proprio Cesc Fabregas. Ecco le sue parole ai giornalisiti:

 

 

Mister, con tanti infortuni quanto conta la mentalità costruita in questi anni?

«Non lo so sinceramente, spero che conti qualcosa. A volte è difficile anche valutarlo perché arrivano tante partite e non c’è nemmeno tempo per pensare. Devi prendere decisioni costantemente e tutti devono essere all’altezza di quello che richiede il momento. Io vedo la squadra bene, serena, sta lavorando molto bene. Mi piacerebbe pensare che tutto quello che abbiamo costruito negli ultimi tre anni, il messaggio, la maniera di lavorare, di parlare e di trasmettere le cose, aiuti i ragazzi a gestire queste situazioni. Abbiamo una squadra molto unita. Tutti si sentono importanti e sanno che l’opportunità arriva».

 

In questo campionato alcune grandi stanno facendo più fatica, mentre altre squadre stanno sorprendendo. Quanto incidono coppe, calendario, stress e infortuni?

«Nel calcio ormai niente può sorprendere. Le squadre che giocano in Europa vivono sempre una stagione diversa: ci sono più partite, più viaggi e meno tempo. Quando giocavo la Champions vent’anni fa c’erano partite in cui entravi in campo e pensavi che avresti potuto vincere due o tre a zero. Oggi è impossibile prevederlo. È cambiata l’intensità del calcio, la velocità della palla, il fisico dei giocatori. Va tutto molto più veloce. Questo significa più infortuni, più rotazioni e quindi meno continuità e meno relazioni tra i giocatori. Le rose devono diventare più ampie, ma se hai più giocatori hai anche più persone che vogliono giocare e meno spazio per tutti. Il calcio sta cambiando molto. Per quanto riguarda la classifica, penso che andando avanti si metterà a posto. La Lazio, per esempio, non mi sorprende: l’anno scorso dissi dopo la prima partita che per me era una grande squadra. Non ha fatto un mercato enorme, ma individualmente vedevo giocatori molto forti e anche quest’anno lo sta dimostrando».

 

Kean è arrivato al Como con un problema già esistente oppure quello attuale è nuovo?

«Moise doveva e deve essere un giocatore importante e lo sarà. Non stiamo parlando di un infortunio lunghissimo. Quando è arrivato abbiamo fatto degli esami molto approfonditi, anche più di quelli che facciamo normalmente, perché sapevamo che poteva avere qualche problemino del passato. Abbiamo analizzato tutto e il corpo medico ha dato luce verde. Quello che è successo adesso è una cosa nuova. È successo dopo essere andato in Nazionale. Ha preso una botta contro il Belgio, non stava bene, lo ha comunicato, però ha continuato a giocare. Quando è tornato abbiamo fatto gli esami e abbiamo visto qualcosa di nuovo che prima non esisteva. Abbiamo provato inizialmente un trattamento più conservativo, poi abbiamo provato a farlo tornare in campo ma non si sentiva bene e abbiamo deciso di fare qualcosa in più per trovare una soluzione. Non abbiamo comprato un giocatore infortunato. È una situazione nuova che è nata durante la stagione. Non voglio dare la colpa a nessuno, ognuno può leggerla come vuole. Io ho la mia opinione, ma non sono qui per fare polemica. Adesso dobbiamo gestire quello che è successo e come società dobbiamo fare il meglio per il ragazzo. Questa è la cosa più importante».

 

Tempi di recupero? Si pensa già eventualmente al mercato di gennaio?

«No, no. Non dobbiamo pensare così lontano. Stiamo tranquilli. Hanno parlato di circa cinque settimane e sarà così. Dobbiamo essere sereni: non è la fine del mondo, abbiamo altre situazioni e ci adattiamo a tutto quello che arriva».

 

Recuperate qualcuno per il Venezia?

«Sì, torna Mattia Liberali ed è una grande, grande notizia. Per Addai la situazione è diversa. È un ragazzo giovane che arriva da un infortunio veramente importante. È normale che, dopo essere stato fermo così tanto, quando rientri possano esserci delle piccole cose. Contro il Torino si è visto anche nell’azione in cui ha provato a fare il dribbling e poi il cross con il destro: lì si è fatto male e abbiamo dovuto sostituirlo. Jayden è tristissimo, perché ha tantissima voglia di fare bene e di giocare. Mi dispiace per lui. Dobbiamo essere molto uniti, lavorare con questi ragazzi non soltanto fisicamente ma anche mentalmente e provare a portarli verso la cosa più positiva possibile».

 

Douvikas sta tenendo un ritmo realizzativo molto alto ma sta giocando tantissimo. Potrebbe essere già domani l’occasione per farlo respirare?

«Può essere domani, può essere mercoledì, può essere domenica. Anche con la Nazionale non gioca tantissimo e magari potrà riposare lì. Vedremo».

 

Dani Guindos è sempre accanto a lei e già dopo pochi minuti di partita arriva con il computer e le dà indicazioni. Quanto è importante il suo lavoro?

«È molto prezioso per me. Sono molto fortunato perché penso di avere un grande staff e grandi persone intorno a me. Mi aiutano e soprattutto mi dicono la verità, mi dicono le cose come le sentono. Sono molto lontano dall’essere perfetto, mi manca tantissimo come allenatore e loro mi aiutano con la loro esperienza e con i loro consigli. Poi naturalmente devo prendere io la decisione. L’ho detto anche altre volte: non penso che sarei stato capace di portare la squadra in Serie A senza Dani e senza Osian. È stato un lavoro enorme e loro mi hanno dato tantissimo. Durante la partita lavoriamo molto sulla struttura: quello che vogliamo fare, quello che stanno facendo gli avversari, come siamo messi, cosa possiamo migliorare, se il piano gara sta funzionando. A volte può essere qualcosa di individuale, altre volte qualcosa di collettivo o legato a un reparto. Sono molto fortunato ad avere questa gente intorno».

 

Che partita dobbiamo aspettarci contro il Venezia?

«Spero una vittoria, come sempre. Vogliamo andare a prendere le partite. Il Venezia è una squadra per cui quei tre punti in classifica non rappresentano quello che si è visto in campo. Ha messo in grandissima difficoltà squadre come Lazio, Fiorentina, Napoli e Inter. Quando queste grandi squadre sono andate a Venezia hanno sofferto. Hanno occasioni, poi magari non riescono a trasformarle in gol, ma sono molto pericolosi soprattutto in contropiede. Penso che sarà una partita nella quale dovremo fare tante cose bene per portarla a casa. È una squadra che non merita di avere soltanto tre punti. Ha un piano gara chiarissimo e Nicola mi sembra un allenatore molto focalizzato su quello che vuole. Speriamo di fare una grande partita».

 

Le ultime tre vittorie sono arrivate contro Fiorentina, Sassuolo e Torino. In diverse partite il Como è sembrato rientrare dagli spogliatoi molto più forte. Nove gol segnati e uno solo subito nei secondi tempi: succede qualcosa di particolare all’intervallo?

«Spero di sì. In questi tre anni ho sempre provato a dare qualcosa alla squadra. Adesso c’è sempre meno tempo per fare cambiamenti e parlare con i giocatori, quindi l’intervallo diventa fondamentale per portare quello che senti e quello che pensi possa cambiare la partita. Penso anche che la squadra stia maturando piano piano. Sono d’accordo sul fatto che tante volte, anche l’anno scorso, succedeva l’opposto. Ricordo tante partite nelle quali iniziavamo male il secondo tempo: prendevamo subito un corner, un contropiede, qualcuno sbagliava un passaggio, sembravamo addormentati. Quest’anno abbiamo provato a mandare sempre il messaggio: attenzione, tensione, ripartiamo forte. In questo momento sta funzionando, speriamo di continuare così. Naturalmente sarebbe ancora meglio partire forte anche dall’inizio».

A Torino avete dominato a lungo, ma avete anche concesso qualche opportunità. È quello il prossimo passo?

«Penso che abbiamo fatto una grandissima partita a Torino, però abbiamo concesso quattro o cinque occasioni. E questo dipende più da noi che dal merito dell’avversario, perché sappiamo quello che stanno cercando, lo parliamo e lo analizziamo. Nel secondo tempo abbiamo avuto il 77% di possesso palla, quasi 800 passaggi complessivi. So che parlare di passaggi non serve se non arriva il risultato, però è una conseguenza del dominio della partita. Loro erano in blocco basso aspettando il loro momento e quel momento non possiamo regalarlo. Quando la palla non entra, come è successo per ottanta minuti tra fuorigioco, rigore, pali e occasioni, dobbiamo rimanere sereni sullo 0-0 o anche quando siamo sotto».

 

Dopo un altro problema fisico, cosa si dice a un ragazzo come Addai?

«Prima devi capire con chi stai parlando, perché siamo tutti diversi. Jayden è giovanissimo e ha una voglia enorme, forse anche troppo accelerata, di tornare. Quando era a quattro mesi dall’infortunio voleva già giocare e i medici gli dicevano che gliene mancavano ancora altri. Mi mandava messaggi: “Mister, sono a disposizione per te”. Io gli ho detto di stare tranquillo. Ho visto tanti compagni nella mia carriera rientrare da lunghi infortuni e poi avere piccoli problemi nelle prime partite. Il corpo deve riabituarsi alla competizione e al lavoro giorno dopo giorno. Anche noi abbiamo dovuto accelerare un po’ il processo perché non avevamo giocatori in quel ruolo. Non ha praticamente avuto una settimana intera di allenamenti con continuità. Bisogna gestire anche l’ansia dei giocatori di voler tornare. Devono capire che non è che noi non vogliamo farli giocare: vogliamo il meglio per loro. Devono imparare ad ascoltare il medico, il fisioterapista e il preparatore, in modo da trovare tutti insieme la soluzione per farli giocare il prima possibile e per più minuti possibile».

 

Diao potrebbe recuperare per l’Inter?

«Vediamo, piano piano. In questo momento non si sta ancora allenando con noi, lavora un po’ da solo. Le cose cambiano molto velocemente, vedremo come andrà, ma oggi non contiamo su di lui. Comunque sta andando bene».

 

LA STAGIONE DEL COMO

 


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