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Pallacanestro Cantù, una crisi che parte da lontano: scelte, errori e responsabilità
Cinque sconfitte e una squadra senza identità, tra occasioni perse e timori per la stagione della nuova Arena
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Mar 27 Ottobre 2026 16.35
Pallacanestro Cantù
Cantù,

Pallacanetro Cantù, una crisi che parte da lontano: scelte, errori e responsabilità nell’analisi di Luca Binda

La Pallacanestro Cantù sprofonda sempre più. E se le sei sconfitte in precampionato erano state spesso bollate (a torto, evidentemente…) come poco attendibili, le cinque sconfitte su cinque incassate in campionato sinora – con una, se vogliamo, sinistra e inquietante escalation: -19, -20 e -21 nelle ultime tre partite – suonano come una vera e propria condanna. Una condanna soprattutto alle scelte estive, alcune inspiegabili e altre comunque poco comprensibili.

 

 

 

Prima di andare sulle scelte tecniche operate dalla coppia Giofrè-Vitucci, proviamo a capire cosa si potrebbe imputare alla società. Partiamo da un’intervista rilasciata da Andrea Mauri alla Provincia un paio di settimane fa: il dirigente ha dichiarato testualmente di aver proposto per quest’anno un “budget un po’ più corposo per poter puntare a una salvezza più tranquilla e magari ai playoff”, ma di non aver ricevuto l’avallo di tutti i partner. Ora, il presupposto fondamentale è uno: quando si parla dei soldi degli altri è sempre facile sparare giudizi. Non è giusto, assolutamente, criticare una società per quello che spende: però pare ovvio che – vista la proposta di Mauri – la possibilità di avere un budget più corposo che permettesse a Cantù di non dover soffrire quest’anno c’era, eccome.

E allora viene da chiedersi: perché non cogliere questa possibilità? Soprattutto alla luce di due fatti, che suonano come una doppia condanna alle scelte della società. Primo punto: tutti sapevano che il campionato 2026/27 sarebbe stato il più competitivo da almeno 15 anni a questa parte. Questo è un campionato che non aspetta nessuno, un campionato dove è davvero difficile rialzarsi dopo un inizio difficile, anche al di là di eventuali (e ormai certi) innesti di mercato. Proviamo a ragionare: con chi ci si può giocare la salvezza al momento? Scafati, Udine, Trieste? Chi altre? Tutte le altre sono troppo più forti, sono troppo più strutturate, sono troppo più tutto per Cantù. Anche per una Cantù magari migliorata dal mercato. Forse si può pensare che una inaspettata (la Reggio Emilia di turno) possa rendere meno di quanto ci si aspetta, ma il discorso generale non cambia molto. E badate bene: di queste squadre nominate Cantù ne ha già affrontate tre, e le ha perse tutte.

Un peccato soprattutto visto che la storia recente del campionato ci ha spesso dimostrato che uno o due ritocchi giusti sarebbero spesso sufficienti per trasformare completamente una squadra. E gli esempi, anche in casa Cantù e in tempi più o meno recenti, non mancano: dalla prima Cantù di Dalmonte, che nel 2007/08 inserì Tourè e Fitch al posto di Abukar e McGrath, svoltando completamente e centrando il settimo posto (e i playoff, dove vinse anche una partita con Roma), alla Cantù di Pancotto che dopo un inizio complicato svoltò con l’ingresso di Ragland al posto di Corban Collins, vincendo anche a Milano. Sarebbe bello pensare che anche quest’anno possa essere così, che “bastino” un Olisevicius e un qualcun altro a caso (forte, sia chiaro) per svoltare. Ma purtroppo quest’anno così non sarà, il campionato è troppo competitivo e Cantù ha già perso troppo tempo.

Secondo punto: questa per Cantù è una stagione storica. È la stagione che segna l’ingresso nella nuova Arena, previsto tra febbraio e marzo del 2027. Proviamo a pensare alla prima partita ufficiale a Cantù dopo più di dieci anni: sicuramente la società ha in mente iniziative, festeggiamenti e quant’altro. In che clima si svolgeranno queste celebrazioni con una squadra che con tutta probabilità sarà in una posizione assai precaria di classifica? Possibile che a questo non si sia pensato? A costo – e usiamo un paradosso, davvero – di dover mettere magari meno soldi nell’anno seguente, ma questa per Cantù è una stagione davvero storica e non ci si può permettere di arrivare a un appuntamento tanto atteso in maniera così tanto malridotta.

Considerazioni e soprattutto presagi magari troppo duri. Saremmo tutti felici di sbagliarci, ma al momento essere ottimisti è davvero difficile: quella che Cantù ha davanti è una montagna durissima da scalare, molto più dura di quella che in passato tante squadre si sono trovate a scalare, in un contesto ben diverso. Ricordate la Treviso dell’anno scorso? O quella proprio del duo Vitucci-Giofrè del 2023/24? Cambiarono pelle a campionato in corso, fecero due imprese, ma il contesto era molto più semplice di quello di questo campionato.

 

 

 

Avevamo accennato prima alla costruzione della squadra in estate. Da stime della Gazzetta dello Sport risulta che Cantù abbia un budget di 7 milioni, superiore a quello di Verona, Udine, Treviso, Trieste e Scafati e alla pari di quello di Trento. Magari i dati non saranno perfetti, ma possono dare un’idea. Cosa si è visto in un giocatore come Gravett? O in uno come Miles? O in uno come Brown? Possibile che le altre contendenti peschino i Valentine (che pure adesso pare in difficoltà, ma il nome è sempre quello di un top) o i Galloway di turno e Cantù non lo faccia mai? Come è possibile con un budget non eccelso ma nemmeno così misero aver costruito una squadra tanto deficitaria? Non sarebbe anche il momento che chi di dovere si prendesse le proprie responsabilità? Invece ci tocca sentire sempre le stesse frasi. Cosa può pensare un tifoso che tre giorni prima della gara di Reggio Emilia si sente dire dal presidente Allievi (che molto probabilmente in tutto questo è l’ultimo dei colpevoli, sia chiaro) che “sono sicuro che a Reggio faremo una grande partita”, per poi chiudere 25-7 l’ultimo quarto? Non sarebbe meglio, a questo punto, non dire niente?

Un’altra riflessione che viene da fare ripensando alla costruzione della squadra. Non è facile, lo sappiamo. Ma come ci si può pensare di innamorare di una squadra che ogni anno cambia 8/10 dei giocatori? Al di là di Moraschini e Okeke, ma era proprio impossibile trattenere qualcun altro, anche semplicemente per dare un po’ di continuità? Non era possibile per Ballo, per Sneed, per Green (e lo abbiamo capito benissimo), ma era proprio così improbabile cercare di tenere Bortolani e Fevrier? Se ogni anno si cambia tutto, cosa si trasmette alla tifoseria? Treviso – che stando ai dati è sotto a Cantù come budget – ha confermato alcuni giocatori chiave della rimonta dello scorso anno, e ora sta facendo bene.

Ultima cosa, che ora passa sotto silenzio perché ormai è passata, ma che dovrebbe dare da pensare. Questa Pallacanestro Cantù dovrebbe essere in Legadue già quest’anno, perché lo scorso anno è stata letteralmente graziata. Graziata dall’esclusione di Trapani, perché altrimenti sarebbe già retrocessa. E questo è un fatto, non un’opinione. E a chi – giustamente, aggiungiamo – dice che Trapani lo scorso anno ha commesso delle irregolarità e non avrebbe dovuto nemmeno iscriversi, rispondiamo che se fosse andata così al posto di Trapani ci sarebbe stata comunque un’altra squadra, e quella squadra Cantù, per salvarsi, se la sarebbe dovuta mettere dietro. E siamo sicuri che l’avrebbe fatto? Ora può sembrare sciocco rimestare argomenti che non contano più, ma in realtà la società già dall’esito dell’anno scorso avrebbe dovuto capire di essere stata miracolata e avrebbe dovuto alzare ancora di più le antenne in vista della successiva stagione.

Luca Binda

 

 


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