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Frosinone-Como, Fàbregas: «Per vincere servirà la miglior partita della stagione, una gara perfetta»
Ultima sfida prima della maxi-sosta: portieri, Milla e i numeri del Como. E su Roma-Inter...
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Ven 18 Settembre 2026 16.15
Cesc Fàbregas prima di Frosinone-Como
Mozzate,

Cesc Fàbregas non si fida del Frosinone. Anzi, alla vigilia della quinta giornata di Serie A alza decisamente il livello dell’allerta: per intensità, aggressività, fiducia e modo di stare insieme, quella di domenica sarà secondo il tecnico «una delle cinque partite più difficili della stagione».

 

 

Il Como arriva alla trasferta dello "Stirpe" - in campo domenica alle 15 -  dopo un avvio molto positivo, ma Fàbregas insiste ancora una volta sulla necessità di non abbassare il livello. Nella conferenza della vigilia si è parlato anche della lunga sosta per le nazionali, del dualismo Butez-Sánchez, della crescita di Kaiki e Yan Couto, della gestione di una rosa più profonda, di Luis Milla e di un dato significativo: 90 conclusioni nelle prime quattro giornate di Serie A. Frosinone-Como è in programma domenica 20 settembre alle 15. 

 

LA CONFERENZA DI FÀBREGAS

Finalmente una settimana intera di allenamento. Come ha lavorato la squadra e come gestirà poi la lunga sosta per le nazionali?

«La settimana è andata bene. Chi non ha giocato tanto ha fatto una grandissima settimana di allenamento, chi ha giocato di più ha avuto un po’ più di tempo per recuperare e negli ultimi tre giorni abbiamo lavorato tutti insieme.

Sono tutti disponibili. Per la sosta mi aspettavo sinceramente più giocatori convocati dalle nazionali, quindi sono contento che ne rimangano qui parecchi. Stiamo ancora aspettando la lista della Francia: dovrebbero rimanere con noi dieci o undici giocatori, praticamente il 50% della squadra, e questo per noi va molto bene.

Rimarremo qui e faremo anche una partita amichevole a Mozzate. Contro chi ancora non posso dirlo perché non so se l’altra squadra voglia comunicarlo».

 

«DOPO LA SOSTA SARÀ UN GRANDISSIMO TEST»

Contro il Parma avete superato bene il possibile contraccolpo dopo la Champions. È un passo avanti rispetto alla scorsa stagione? E la lunga pausa può riproporre un problema simile?

«Penso che questa sia la grande sfida e una delle domande più importanti che ci faremo tante volte durante la stagione. Non si può prevedere.

L’anno scorso abbiamo avuto anche quel periodo di sedici partite in 52 giorni e non era andato male. Però mi ricordo molto bene, per esempio, quello che era successo dopo Napoli con la Fiorentina e questo è sempre rimasto nella mia testa.

Dopo la sosta avremo praticamente nove partite in quattro settimane. Una dietro l’altra. Sarà un grandissimo test che la squadra dovrà affrontare, sentire e anche soffrire.

Non possiamo pensare di vincere tutte le partite, anche se ovviamente speriamo di farlo. Dobbiamo continuare a lavorare, migliorare e permettere ai nuovi giocatori di adattarsi il più velocemente possibile.

Ma prima c’è una partita importantissima contro il Frosinone. Per come giocano, per l’intensità e per il coraggio che hanno, sarà sicuramente una delle cinque partite più difficili della stagione. Giocano veloci, avanti e indietro, uomo contro uomo. Mi sono divertito tantissimo a guardare le loro partite: riflettono perfettamente quello che vuole il loro allenatore».

 

SÁNCHEZ-BUTEZ: «SUCCEDERÀ ANCORA»

La scelta di Sánchez contro il Parma ha sorpreso. Cosa dobbiamo aspettarci ora nella gestione dei due portieri?

«Capisco la sorpresa, ma Robert arriva da una squadra molto importante, ha giocato partite di altissimo livello, ha vinto trofei ed è abituato a una pressione costante come quella del Chelsea. Per me è stata un’opportunità incredibile poterlo portare qui e avere grandissima competizione anche in porta.

Ho parlato con loro. Sono dentro una battaglia sportiva, sempre nel rispetto e nella comprensione delle scelte dell’allenatore.

Anche i portieri possono essere stanchi. Non corrono per tutta la partita come gli altri, ma la concentrazione è sempre altissima, si allenano forte, cadono a terra cento volte al giorno. Quando giochi tante partite è pesante anche per loro.

Avere la possibilità di cambiare con due giocatori di cui ti fidi e con i quali la squadra si sente sicura è importante.

Non sarà “una partita uno e una partita l’altro”. Deve essere naturale: se uno è un po’ più stanco, se ha viaggiato, se ha giocato una partita particolarmente impegnativa mentalmente, abbiamo un’altra scelta.

Succederà ancora? Sì. Non tutte le partite, ovviamente, ma succederà. Sono molto contento di poter cambiare quando qualcuno non è al cento per cento.

Per domani sinceramente non ho ancora deciso e preferisco non dirlo perché loro stessi non lo sanno. Non esiste un criterio per cui uno gioca col Frosinone, l’altro con la Roma e poi si cambia ancora col Feyenoord. È una questione di sensazioni, naturalezza, lavoro quotidiano».

 

KAIKI E COUTO, DUE MODI DIVERSI DI INTERPRETARE LA FASCIA

Contro il Parma abbiamo visto Kaiki e Yan Couto insieme. Cosa le danno di diverso?

«Avrete tempo per conoscerli meglio. Kaiki secondo me è un giocatore molto completo. A prima vista può sembrare più difensivo, anche per la sua fisicità e per la capacità nei contrasti.

A volte però si fida anche troppo del proprio fisico e questo può penalizzarlo. Sul gol del Parma, per esempio, pensa di poter recuperare quel metro, ma contro un giocatore molto veloce puoi essere punito. Sono aspetti sui quali deve abituarsi anche al calcio europeo.

Nel nostro modo di giocare deve essere molto solido fisicamente e difensivamente, ma anche dare tantissimo quando attacchiamo. Ha avuto una giocata in cui è arrivato fino in fondo e ha messo un pallone per Jesús Rodríguez dal quale per poco non è arrivato il gol. Per caratteristiche può essere un giocatore da “up and down” per tutta la partita.

Yan è più associativo, arriva magari più di sorpresa dentro le combinazioni. Ha grande qualità e ci aiuta tantissimo nel gioco e nel dominio delle partite.

A livello difensivo ci sono ancora concetti sui quali entrambi possono crescere, ma sono convinto che sia soltanto una questione di tempo».

 

UNA ROSA PIÙ LUNGA: «SARÀ UN TEST ANCHE PER ME»

Quest’anno la concorrenza è molto più alta. Gestire giocatori importanti che magari troveranno meno spazio sarà una nuova sfida anche per lei?

«Sì, sicuramente. Provo anche a ricordarmi come gestivano queste situazioni gli allenatori che ho avuto, cosa mi piaceva e cosa invece non mi piaceva.

È una sfida che mi farà crescere come allenatore. Io sono molto aperto con i giocatori, la mia porta è sempre aperta. Però non posso stare ogni tre giorni a spiegare a tutti perché uno gioca e l’altro no. A un certo punto bisogna anche fidarsi delle scelte dell’allenatore.

Mi piace avere un rapporto forte con i giocatori e aiutarli a capire le scelte dentro la dinamica della partita: magari una volta servono due centrocampisti più posizionali, un’altra uno più basso e uno più alto.

Finora non abbiamo ancora visto davvero cosa significa avere tante partite ravvicinate. Da Roma in avanti sarà impossibile che non giochino tutti. Io faccio giocare tutti già quando abbiamo una partita a settimana; con questo calendario tutti avranno opportunità.

L’esigenza e la competizione interna quest’anno sono altissime. E anche la gestione delle relazioni sarà un bel test per me».

 

FÀBREGAS: «HO ZERO TITOLI. IL COMO VIENE PRIMA DI TUTTO»

Le fanno sempre più complimenti anche fuori da Como. Come vive questa crescita personale e le parole che vengono spese sul suo futuro?

«Preferisco non parlare di questo. Anche oggi l’ho detto a Mirwan: per favore non dirlo più, altrimenti poi devo rispondere a queste domande.

Come diceva Mourinho, ci sono allenatori che hanno vinto tanti titoli e allenatori che hanno zero titoli. Io sono un allenatore con zero titoli.

Devo fare ancora tantissima strada per dimostrare di essere un buon allenatore e continuare piano piano tutto quello che stiamo facendo qui.

Lo dico con il cuore: per me la cosa più importante è il Como, non sono io. Tutto quello che facciamo insieme viene prima. Magari arriverà un momento della mia carriera in cui dovrò pensare di più a me stesso, ma adesso sono totalmente dentro questo progetto, umanamente e tecnicamente. Per me il Como viene sopra tutti».

 

«MILLA È UN FENOMENO, ANCHE COME PERSONA»

Luis Milla si è inserito immediatamente ed è già diventato molto importante. Quanto lo aveva voluto?

«Già l’anno scorso avevo iniziato a parlare con Luis per capire se se la sentisse di venire da noi a gennaio. Era praticamente impossibile per la situazione del Getafe, molto delicata sia per loro sia per noi.

Finalmente è arrivato e devo anche ringraziarlo, perché aveva altre buone possibilità e ha scelto noi.

È un giocatore molto sottovalutato. Parlando con persone di calcio, tanti mi fanno i complimenti per averlo portato qui perché sapevano che era un ottimo giocatore, anche se giocava in una squadra con un tipo di calcio diverso nel quale magari la sua qualità non emergeva completamente.

Per me è un fenomeno. E non soltanto come giocatore: come persona è un leader assoluto. Dal primo giorno sembra che sia qui da dieci anni. Organizza cene, crea dinamiche di gruppo, coinvolge tutti.

Questa squadra aveva bisogno anche di questo, soprattutto dopo aver perso alcune persone più esperte. Siamo molto contenti di Luis e speriamo continui a darci una mano importante».

 

ROMA-INTER? «LE DUE SQUADRE PIÙ FORTI D’ITALIA IN QUESTO MOMENTO»

Domani Roma e Inter si affrontano e dopo la sosta il Como giocherà contro la Roma. Guarderà la partita?

«Sì, ma la guarderò da solo, sono più tranquillo. Abbiamo già tutto preparato.

Non la guarderò perché penso già alla Roma come nostro prossimo avversario. La guarderò perché per me è un partitone.

In questo momento penso che siano le due squadre più forti d’Italia. Anche i numeri lo dimostrano. Guarderò la partita perché mi piace il calcio e penso sarà una gara incredibile, niente di più. Non per lo scudetto».

 

90 TIRI IN QUATTRO PARTITE: «È PARTE DEL PROCESSO»

Il Como ha prodotto 90 conclusioni nelle prime quattro giornate: secondo in Italia e terzo nei principali campionati europei. Avete lavorato specificamente per tirare di più?

«Per me è parte del processo.

La cosa più importante per un allenatore è avere tempo, e sappiamo che normalmente il tempo non c’è. Noi in questi anni abbiamo potuto lavorare su un’identità e su uno stile di gioco.

All’inizio devi scegliere le cose più importanti, offensivamente e difensivamente, perché è impossibile lavorare su tutto in tre mesi. Poi, ogni due mesi, qualcosa magari cala e devi tornare a rinforzarla; altre cose invece possono essere sviluppate.

Penso che in questi due anni la squadra sia migliorata molto mentalmente, fisicamente, tecnicamente e tatticamente.

Per questo ho sempre detto che se riuscissimo a mantenere questa squadra per due, tre, quattro o cinque anni potremmo fare qualcosa di importante. Se cambi tanti giocatori ogni sei mesi devi sempre tornare a ricominciare alcuni lavori.

Adesso abbiamo trovato un equilibrio. Ricordo, per esempio, la partita in casa contro il Cagliari dello scorso anno: 75% di possesso, tantissimo dominio, 15 corner, ma senza essere realmente incisivi quanto quei numeri avrebbero dovuto suggerire.

Ora ci conosciamo di più. Sappiamo meglio cosa fare contro un blocco basso, un blocco medio oppure contro una squadra che viene uomo contro uomo.

Domenica sarà ancora completamente diverso: il Frosinone verrà ad aggredirci, a pressarci, a farci soffrire. La squadra sta imparando a riconoscere sempre meglio che tipo di partita ha davanti. Sono molto contento, ma dobbiamo continuare così».

 

Avete però concesso soltanto 11 tiri nello specchio e preso 4 gol. È un dato sul quale state lavorando?

«Senza dubbio dobbiamo migliorare. Magari sono soltanto undici tiri, ma forse sono undici occasioni troppo chiare che abbiamo lasciato agli avversari.

È sicuramente qualcosa che possiamo migliorare.

Ci sono anche tanti elementi nuovi: difensori nuovi, un portiere nuovo, relazioni nuove. Sono tante cose che piano piano dobbiamo mettere tutte insieme».

 

«FROSINONE? SERVIRÀ LA PARTITA PERFETTA»

Il Frosinone arriva in grande fiducia e sembra una squadra particolarmente unita. Quali saranno le difficoltà principali?

«Loro hanno una fluidità e una mentalità molto positive. Tutto sta andando bene, tutti parlano bene di loro e hanno grande fame, voglia e convinzione in quello che fanno. Tanti giocatori sono in fiducia.

Giocano con tantissima personalità e noi dovremo giocare con ancora più personalità di loro. Questa è la cosa difficile da fare domenica.

Normalmente dico che per vincere dobbiamo fare una partita quasi perfetta. Questa volta dico che domenica dobbiamo fare la partita perfetta.

Gli do grandissimo merito per quello che stanno facendo. Ho visto una squadra che sembra composta da undici amici, che giocano uno per l’altro. Hanno cattiveria, hanno qualcosa di speciale, la voglia di dimostrare: “Noi siamo qui”.

Questo è un grande pericolo per tutte le squadre che affrontano il Frosinone e lo abbiamo visto fino adesso.

Se vogliamo vincere, dovremo fare la miglior partita della stagione. Senza nessun dubbio».

 

PRIMA DELLA LUNGA PAUSA

Frosinone sarà l’ultimo appuntamento del Como prima della lunga finestra internazionale. Poi tre settimane senza partite ufficiali e, al rientro, un calendario completamente diverso: Roma, Champions e una sequenza di gare ravvicinate che obbligherà Fàbregas a utilizzare davvero profondità e concorrenza della nuova rosa.

Prima, però, c’è lo Stirpe. E dalle parole di Cesc è evidente quale sia il messaggio alla squadra: nessuna classifica e nessun entusiasmo recente autorizzano il Como ad abbassare il livello proprio contro l’avversario che, finora, sembra averlo impressionato di più.

 

 

LA STAGIONE DEL COMO 



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