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Soldi e crescita: il caso di Marco Palestra parla anche al calcio dilettanti
Sui campi di provincia il denaro conta, ma non può valere più dei rapporti
7 commenti
Gio 25 Giugno 2026 10.00
Marco Palestra, nuovo giocatore del Chelsea
Como,

La vicenda di Marco Palestra, ormai promesso sposo del Chelsea, che ha superato la concorrenza dell’Inter, offre uno spunto che va oltre il mercato dei grandi club. Perché al netto delle cifre, e delle logiche del professionismo, il tema rimane lo stesso anche più in basso: il rapporto, spesso malato, tra denaro e crescita.

 

 

Nel calcio dilettantistico, il copione si ripete ogni estate, in scala ridotta ma con dinamiche fin troppo simili per essere ignorate. Non si tratta di milioni, naturalmente, ma ci sono promesse, contrattirimborsi, piccole differenze economiche che finiscono per orientare scelte che dovrebbero essere prima di tutto tecniche e umane. E così capita di vedere ragazzi cambiare ambiente per qualche centinaio o decina di euro in più, lasciare società dove avrebbero avuto fiducia e continuità soltanto perché dall’altra parte c’è un’offerta più "pesante".

Il punto non è fare moralismo. Nel calcio, a qualsiasi livello, l’aspetto economico esiste e conta. Sarebbe ipocrita negarlo. Il problema nasce quando diventa il criterio principale, quasi l’unico. Perché allora finiscono in secondo piano l’allenatore, il progetto, il contesto, la possibilità di migliorare davvero. E invece, soprattutto tra i giovani, dovrebbero essere proprio questi i fattori determinanti.

 

 

Nel dilettantismo, però, c’è un aspetto ulteriore che nel professionismo pesa molto meno: quello dei rapporti umani. Perché il calcio a quei livelli non è soltanto questione di classifica, ambizione o rimborso spese. È anche amicizia, appartenenza, spogliatoio, legami costruiti e duraturi nel tempo. È anche il piacere di stare dentro un gruppo, di condividere un percorso, di fare sport in un ambiente che abbia un valore, appunto, umano prima ancora che tecnico.

Ed è proprio per questo che certe scelte fanno ancora più rumore. Perché nel calcio di provincia non si lascia soltanto una maglia: a volte si lasciano compagni di una vita, amicizie nate da ragazzi, rapporti costruiti in anni di allenamenti, trasferte, sconfitte e vittorie. Tutto questo, spesso, per inseguire qualche euro in più. Una scelta legittima, certamente, ma che purtroppo dice molto su cosa è diventato il calcio di oggi.

Nel nostro territorio si parla spesso di valorizzazione, di percorso, di pazienza, di lavoro. Poi però, al momento delle scelte, troppe volte prevale la logica opposta: quella del tutto e subito. Come se il valore di un giocatore coincidesse automaticamente con quanto viene pagato. Ma il valore e il prezzo non sono la stessa cosa.

Per questo il caso Palestra, se letto con un minimo di profondità, parla anche ai campi di provincia. Non perché professionismo e dilettanti siano la stessa cosa, sia chiaro, ma perché la domanda di fondo resta identica: conviene scegliere ciò che paga di più o ciò che aiuta a crescere davvero, anche come persona? Nel lungo periodo, quasi sempre, è la seconda strada a lasciare qualcosa di vero e autentico.

Matteo Valentino

 


@Lariosport
© riproduzione riservata

CommentiI commenti degli utenti
Il giorno 25/06/2026 alle ore 10.32 morbidelli2017 ha scritto...
CommentoMatteo apprezzo il tuo articolo.
E' vero che molti ragazzi (specialmente i più giovani) guardano più al rimborso che al progetto
ai rapporti e alla loro possibilità di crescita.
A questo aggiungerei l'azioni che compiono le società proponendo rimborsi alti e poi molte
volte non mantengono le promesse fatte. Cosi facendo rovinano il mercato.
Il giorno 25/06/2026 alle ore 11.04 cama ha scritto...
CommentoInvestire su allenatori, staff, dirigenti e struttura porta risultati.. è un dato di fatto.
Sperperare per giocatori, procuratori (che ora ci sono anche in Eccellenza e Promozione) no.
Sempre più spesso - quasi la totalità - di chi ha potere decisionale, è sempre meno competente e preparata... Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Non una società che offre la possibilità di lavorare e programmare a lungo termine ad un allenatore (un triennio, ad esempio), non una società che sceglie di mettere in preventivo anche una o due stagioni di "sofferenza", ma puntando su una rosa giovane e meno costosa, in modo da far crescere il movimento o il progetto con il proprio allenatore e Staff, in modo tale da raccogliere nel tempo; non una società a cui sta a cuore il fine sportivo, ma soltanto lucrare. Niente di niente, niente di tutto questo...
Il denaro è il cancro di tutto oramai. Se non torniamo un po' alle origini, e riportiamo un po' di valori, poesia, regole in cui che facciamo.. non ci salviamo più.
Come nel calcio, tutto il resto. Facciamolo per i nostri figli, quanto meno.
Il giorno 25/06/2026 alle ore 12.29 beppe43 ha scritto...
CommentoDipende sempre dal fattore umano, tuo e di chi ti cura gli interessi. Se tu sai che avrai davanti nel tuo ruolo Reece James e Malo Gusto, che vai in una società che ha fatto 60 acquisti negli ultimi due anni, in un club che nelle ultime stagioni ha bruciato non so quanti giovani talenti strapagandoli, in una squadra la cui continuità tecnica è ormai inesistente e che non farà nemmeno la champion's, ma alla fine ci vai lo stesso, significa che tu già al primo contratto importante della tua vita hai pensato solo a sistemare la tua famiglia e le tue prossime due generazioni, invece di guardare allo sviluppo della tua carriera. Decisione che non può essere discussa (ognuno fa ciò che vuole della propria carriera lavorativa) ma che sicuramente fa capire quale sia lo spessore umano del giocatore e del procuratore che ne cura gli interessi.
Tutto questo non c'entra una mazza con il Dilettantismo e le società meteore che compaion e scompaiono in Terza o Seconda categoria. Ci son sempre state e ci saranno sempre. Poi arrivano in Prima e capiscono che il salto successivo non lo possono gestire, sia economicamente sia dal punto di vista delle competenze sportive. I polli che ci cascano o i furbi che li mungono ci saranno sempre.
Il giorno 25/06/2026 alle ore 14.35 cumasch ha scritto...
CommentoSante parole Beppe
Il giorno 25/06/2026 alle ore 15.32 mrstramanz ha scritto...
Commentoandate a vedere i soldi in nero che girano nei dilettanti. vergognoso
Il giorno 25/06/2026 alle ore 16.34 moutrap ha scritto...
CommentoChi vince è xchè giovani zero o giusto il minimo poi sali e qui i problemi ci sono. Già in prima col ritorno dei giovani dal prox anno c'è da ragionare in categoria più bassa. Buon calcio a tutti. Dilettanti si ma sempre meno
Il giorno 25/06/2026 alle ore 23.24 brinho ha scritto...
CommentoÈ un calcio imbarazzante, la passione e il lavoro per questo sport vengono spazzati via per i soldi.. poi ci lamentiamo se uno come palestra va al chelsea o in Arabia o in Cina o ovunque solo per i soldi.. ma nei dilettanti la gente fà molto peggio e per pochi euro.. ragazzinj che escono dalla juniores e senza aver mai dimostrato niente pretendono rimborsi e avanzano richieste.. ci lamentiamo dell'Italia che non va ai mondiale perché non si investe più nei giovani.. ma in realta sono i giovani che nom investono più nel calcio
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