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Christian Lurati, un comasco nelle coppe europee: «Il mio Sion un po’ come il Como»
Il team manager di Olgiate festeggia la qualificazione in Conference League
1 commenti
Mar 23 Giugno 2026 13.02
Christian Lurati, team manager del Sion
Olgiate Comasco,

Christian Lurati sorride, ma la soddisfazione è di quelle vere. Comasco di Olgiate, 52 anni, ha appena iniziato la sua decima stagione da team manager del Sion, club della Super League svizzera, la massima serie oltreconfine. E la nuova annata non sarà come le altre: grazie al quarto posto finale, la squadra vallesana ha conquistato l’accesso ai preliminari di Conference League.

 

 

Un comasco nelle coppe europee, dunque. E per Lurati, tifoso del Como e per anni legato al settore giovanile azzurro, il parallelo viene naturale: «Abbiamo fatto, con le debite proporzioni, un po’ come il Como: promozione in serie A tre stagioni fa, salvezza lo scorso anno e qualificazione alle coppe europee quest’anno».

Un cammino che lo rende orgoglioso: «È davvero una grande soddisfazione per uno come me, che è partito dai dilettanti». La sua storia parte dai campionati comaschi, prima da giocatore e poi da dirigente. In quegli anni ebbe tra i suoi ragazzi (all’Atletico Bizzarone) Giovanni Manna, oggi direttore sportivo del Napoli: fu anche Lurati a consigliargli, quando muoveva i primi passi fuori dal campo, di iniziare il percorso da direttore sportivo. Prima di oltrepassare il confine, aveva poi lavorato nel vivaio del Como, con Giancarlo Centi responsabile. Tra i ricordi più belli conserva lo scudetto Allievi Nazionali di Serie C conquistato nel 2017 con il Como di Massimo Cicconi: «Quello resta un momento speciale».

Ora però il presente parla svizzero ed europeo. A luglio il Sion se la vedrà nel secondo turno preliminare di Conference League con la vincente della sfida tra Af Elbasani, formazione albanese, e Bate Borisov, club bielorusso di grande tradizione. Per Lurati non sarà il primo contatto con l’Europa: «Appena arrivato in Svizzera avevo già partecipato alla Coppa Uefa, ma non era un risultato conquistato da me “sul campo”. Questa qualificazione invece la sento anche mia, perché arriva dopo un percorso vissuto dall’interno».

Dieci stagioni al Sion significano rapporti, amicizie e tanti pezzi di calcio vissuti da vicino. Come quello con Paolo Tramezzani, oggi tecnico del Como Women, passato di recente a trovarlo e con cui aveva lavorato all’inizio dell’avventura svizzera. Oppure con Murat Yakin, oggi commissario tecnico elvetico. E ancora con Matheus Cunha, passato dal Sion prima di arrivare al Manchester United e in questi giorni titolare e in gol al Mondiale alla nazionale brasiliana.

Una prospettiva privilegiata per guardare anche al calcio italiano da fuori. Da tifoso azzurro non ha fatto salti di gioia per la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia al Mondiale. Sul problema del nostro movimento ha un’idea chiara: «La qualità in Italia c’è, e lo dimostrano i risultati delle nazionali giovanili. Il problema è che poi le società non hanno il coraggio di lanciare i ragazzi, come invece fanno all’estero». E forse anche in questo il suo Sion è un osservatorio interessante: un club capace di ripartire, crescere e tornare a respirare aria d’Europa. Con un comasco dietro le quinte.

 


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CommentiI commenti degli utenti
Il giorno 23/06/2026 alle ore 14.41 mm7588 ha scritto...
CommentoGrande Cris!! Bei tempi quelli a trascorsi a Bizzarone.
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