Como,
Non è solo un premio. È una consacrazione, e dentro c’è anche una promessa. Cesc Fabregas riceve il Premio Nazionale Enzo Bearzot 2026 nel Salone d’Onore del Coni e, nel giorno più istituzionale della sua carriera da allenatore, lega ancora di più il suo destino a quello del Como.
“Amo questo progetto. È molto difficile che io lasci il Como”.
Parole nette, pronunciate senza giri di frase. Dopo mesi di voci e corteggiamenti, Fabregas sceglie ancora. E sceglie Como.
Un premio che vale come investitura
Il Bearzot non è un riconoscimento qualsiasi. È arrivato alla quindicesima edizione, è organizzato dall’Us Acli con il patrocinio Figc, e porta con sé un’eredità pesante. Nell’albo d’oro ci sono Ancelotti, Mancini, Spalletti, Allegri, Inzaghi. Oggi c’è anche Fabregas, primo straniero a riceverlo.
Un segnale chiaro, sottolineato anche dal presidente Us Acli, Damiano Lembo: “Con Cesc premiamo innovazione e merito. Ha portato le sue idee al Como”.
La motivazione della giuria lo racconta meglio di tutto: "tecnico giovane ma già brillante, capace di dare forma concreta a un progetto ambizioso attraverso gioco e risultati, con una filosofia propositiva e un forte senso del gruppo. Un ponte ideale con Bearzot".
Fabregas incassa, studia, capisce il peso del riconoscimento: “Mi sono informato su Bearzot. Per questo oggi diventa speciale”.
E poi la dedica, che è molto più di una frase: “È un premio alla città di Como. Da soli non si va da nessuna parte”.
“Ho scelto Como”
Il momento più forte arriva però ai margini della cerimonia. Quando Fabregas torna sull’estate scorsa, quella delle grandi chiamate.
“Volevo sapere come lavoravano altre società, ho avvisato il presidente. Ma poi ho preso la decisione di rimanere”.
Nessun mistero: curiosità professionale, non fuga. E oggi la conferma pesa doppio.
“Sono molto attaccato a questo progetto. Mi devo sentire bene, e anche la mia famiglia. Se loro stanno bene a Como, io rimango”.
È il manifesto di un allenatore dentro al progetto, non di passaggio. Di uno che ha scelto di costruire.
Il Como, l’Italia e l’idea di futuro
Fabregas guarda avanti. E lo fa con idee chiare. Sulle critiche per i pochi italiani: “L’anno scorso ne avevamo dieci. Se l’Italia fosse andata bene, nessuno ne parlerebbe”.
Ma soprattutto rilancia sul piano strutturale: “Vogliamo creare un’accademia. I ragazzi sono il futuro del calcio”.
Una linea coerente con il progetto Como: crescita, identità, visione.
Nel frattempo, il premio porta anche un gesto concreto: l’assegno da 5mila euro verrà devoluto alla pediatria dell’ospedale Sant’Anna di Como.
Nazionale? “Ora no”
Tra le domande inevitabili, quella sulla panchina azzurra. La risposta è lucida. “Ora sono troppo allenatore. Fare il ct potrebbe essere noioso, c’è troppo tempo libero”.
Il futuro, magari. Più avanti. “Quando sarò più vecchio, non si sa mai”. Oggi c’è il campo. E c’è il Como.
Una giornata oltre il calcio
La cerimonia, condotta da Alessandro Antinelli e trasmessa su Rai Sport, ha visto anche la presenza del presidente CONI Luciano Buonfiglio, dell’ad di Sport e Salute Diego Nepi Molineris, del presidente LND Giancarlo Abete e dei vertici arbitrali.
Sul palco anche Fabio Capello, premiato alla carriera, e Marco Guida, vincitore del premio Stefano Farina. Il riconoscimento giornalistico intitolato a Gian Paolo Ormezzano è andato a Gianluca Oddenino.
Un contesto di grande calcio, in cui Fabregas si è preso la scena. Con naturalezza. Con credibilità.
Como, non più una tappa
C’è una sensazione che resta, lasciando il Coni: il Como non è più una sorpresa. E Fabregas non è più solo una scommessa. È una scelta. E forse, da ieri, anche una promessa.
Albo d’oro Premio Bearzot
2026 – Cesc Fàbregas 2025 – Gian Piero Gasperini 2024 – Simone Inzaghi 2023 – Luciano Spalletti 2022 – Roberto De Zerbi 2020 – Paolo Rossi 2019 – Roberto Mancini 2018 – Eusebio Di Francesco 2017 – Maurizio Sarri 2016 – Claudio Ranieri 2015 – Massimiliano Allegri 2014 – Carlo Ancelotti 2013 – Vincenzo Montella 2012 – Walter Mazzarri 2011 – Cesare Prandelli
LA STAGIONE DEL COMO
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