Como,
Due gol negli ultimi cinque minuti, un’esultanza collettiva e tre punti che pesano nella corsa dell’Olimpia Cadorago. Cristiano Brunetti racconta a Bar Lariosport la rimonta sul campo del Novedrate, sottolineando difficoltà e intensità di una gara che, per tradizione recente, non è mai stata semplice.
«È stata una partita molto, molto difficile», spiega Brunetti, ricordando quanto sia complicato affrontare una squadra che “ha sempre vinto anche in casa” e che raramente è stata battuta. Eppure, nel finale, l’Olimpia ha trovato il ribaltone: «Segnare una doppietta così negli ultimi cinque minuti, con tutta la squadra che ti corre incontro, è un’emozione fantastica».
Nel suo racconto, la rimonta diventa soprattutto un segnale di identità: «È uscita la vera Olimpia d’Orago, quello che siamo noi realmente: non molliamo mai». Brunetti lega il risultato anche a un momento complesso, senza entrare nei dettagli: «Nonostante tutte le difficoltà, tutto quello che stiamo passando, riusciamo comunque a lottare fino all’ultimo e soprattutto fino alla fine, tutti insieme».
Alla domanda se la vittoria sia meritata, l’attaccante non cerca scorciatoie: «Posso essere sincero? Un po’ di fortuna ci vuole». Un’ammissione che non cancella il valore emotivo e di gruppo, ma lo colloca dentro la normalità del calcio di categoria.
Brunetti ripercorre poi il proprio percorso: dalle giovanili dell’Atalanta a un lungo stop. «Ho fatto le giovanili importanti… poi dopo un lungo stop, dopo aver rotto il ginocchio», racconta, spiegando di aver provato a rientrare “in Prima categoria, in Promozione”, fino a un periodo in cui ha deciso di allontanarsi dal calcio. La svolta è arrivata con il progetto Cadorago: «Dall’anno scorso è uscito il progetto… e questo progetto mi ha fatto rinascere quella voglia di riprovarci». Anche con un “ginocchio bionico”, Brunetti descrive una motivazione personale forte: «Queste piccole vittorie sono soddisfazioni… posso dire di essere arrivato quasi ad avercela fatta e poi bruciarmi tutto in un attimo».
Quanto alle ambizioni di squadra, Brunetti ammette che una fiducia di base c’era: «Detto sinceramente un pochino sì, ce lo aspettavamo… perché ci conosciamo, siamo cresciuti tutti insieme, sappiamo le nostre qualità». Ma precisa anche i limiti: «Me lo aspettavo, non fino a questo punto». E non nasconde che, proprio perché il gruppo è molto legato, possono nascere “piccole crepe” che però vengono gestite dall’unione e dall’appartenenza: «È proprio l’unione, l’essere di Cadorago che ci fa risolvere tutte queste crepe».
Guardando alle inseguitrici in ottica play-off, Brunetti indica una rivale che lo ha impressionato: «Direi il Bulgaro… è una bella squadra ostica, lottano bene e penso ad oggi l’unica che ci ha messo davvero tanto in difficoltà».
Infine, sul tema “Pallone d’Oro Lariano”, resta fedele al gruppo: «Io quest’anno voto per Gigliotti», citando Eros Gigliotti come riferimento interno.
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