Canzo,
La bandiera di Canzo. Potrebbe essere chiamato così Edoardo Brenna, centravanti della Giovanile Canzese (Prima categoria, girone C), che sta giocando la sua decima stagione consecutiva con la stessa maglia. Una storia lunghissima, e soprattutto fatta di tanti gol, 118 solo in campionato tra Promozione, Prima e Seconda categoria.
Trentadue anni compiuti a luglio, Brenna giunse alla Giovanile Canzese nell’estate 2016, dopo una stagione al Serenza: «Fu l’allora allenatore Fabrizio Crippa a chiamarmi, dopo che ci aveva battuto nei playoff. L’idea Canzo mi aveva subito interessato, sapevo che era una società seria e ben organizzata. Inoltre avevo voglia di tornare in Prima categoria, dopo gli anni all’Alta Brianza, e così ho accettato dopo che loro vinsero i playoff».
Parte così una storia lunghissima, che ha visto Brenna giocare in Prima categoria per tanti anni, anche se il primo non troppo fortunato: «Siamo retrocessi subito, ma io ho fatto bene e non ho avuto problemi a rimanere in Seconda categoria. Ai tempi giocavo già con giocatori esperti come Mavillonio, che oggi è il nostro mister, e aveva appena smesso Anzani, che era diventato ds come lo è tutt’ora. Il gruppo era rimasto competitivo e l’anno dopo siamo subito risaliti in Prima».
Il pensiero di andare via qualche volta c’è stato: «La scorsa estate sono stato vicino alla Cdg Veniano, pensavo fosse giusto un cambiamento ma poi sono rimasto. Ma la volta che ho traballato di più è stata nell’estate 2019, quando mi chiamò l’Arcellasco, allora allenato da Alfredo Ottolina e appena retrocesso in Promozione: ma anche in quel caso alla fine ho deciso di rimanere a Canzo».
E a proposito di Promozione, Brenna l’ha affrontata due anni fa proprio con la Canzese: «È andata male, siamo subito retrocessi e anche se sapevamo che sarebbe stata dura rimane il rimpianto perché secondo me con un po’ più di buona sorte avremmo potuto giocarcela meglio. È una categoria dove i dettagli fanno molto e noi non eravamo pronti. Peccato, ma rimane la soddisfazione di averla fatta».
E il futuro cosa riserva? «Non lo so di preciso, ma quello di cui sono certo è che a calcio voglio giocare ancora a lungo, sempre che gli infortuni non si mettano di mezzo. Alla fine ho solo 32 anni, penso di avere ancora parecchio da dare sul campo. Credo che sia importante puntare molto sui giovani, e alla Giovanile Canzese è quello che la società sta cercando di fare. In futuro – chiude – spero che molti giocatori in uscita dalla Juniores possano diventare parte integrante della prima squadra, questo è senza dubbio l’obiettivo della società».
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