Lipomo,
La Valbasca rivoluziona l’approccio al calcio giovanile. Dalla prossima stagione, la società di Lipomo – da sempre molto attenta alla crescita e alla formazione dei più piccoli – seguirà un nuovo progetto ideato ed elaborato da Federico Rossi, che da due anni ricopre in società il ruolo di direttore tecnico del settore giovanile. Un progetto basato su idee innovative, finalizzato al raggiungimento del risultato sportivo ma senza che questo debba essere il fine unico o l’ossessione dei bambini che vanno in campo.
«Ho studiato parecchio in questi mesi per elaborare le linee guida di questa mia idea – spiega lo stesso Rossi – e senza presunzione posso dire che è un modello nel quale credo molto, che a mio avviso entro cinque o sei anni verrà adottato anche da molte società professionistiche».
Dando un’occhiata al documento redatto da Rossi e che verrà consegnato in vista della prossima stagione a tutti gli allenatori dell'Attività di Base della Valbasca (che dovranno attenersene scrupolosamente), sono due i principali concetti che verranno introdotti: la ricerca del risultato come conseguenza e non come fine unico, e l’abolizione delle rigidità tattiche legate ai ruoli. «Il calcio giovanile vive una contraddizione profonda – spiega Rossi – dove si dichiara di voler formare il bambino ma poi si pretende immediatamente prestazione e soprattutto vittoria. Noi punteremo sul fatto che l’errore debba essere il principale strumento di apprendimento. I ruoli saranno fluidi e non definitivi, per togliere i ragazzi dalla comfort zone e abituarli al cambiamento. Anche i portieri dovranno giocare un tempo come giocatori di movimento, per capire le dinamiche di gioco, potrà essere loro molto utile visto che al giorno d’oggi è fondamentale che sappiano usare anche i piedi. I vantaggi per tutti saranno quelli di imparare e interpretare tutte le fasi di gioco o capire le dinamiche dei compagni in altre zone del campo».
Tutto come detto basato sul fatto che il risultato è sì importante, ma che debba essere raggiunto proprio grazie a queste nuove linee guida: «Ho preso spunto dalla Scandinavia – spiega Rossi – dove le classifiche di tutti i campionati giovanili e dilettantistici non esistono. Con questo non voglio dire che il risultato non sia importante, questo dev’essere chiaro. Ma l’obiettivo è quello di raggiungerlo formando i ragazzi nel modo migliore possibile, così che possano essere loro, con tutto quello che hanno imparato, a scendere in campo ed essere in grado di vincere una partita».
PROGETTO TECNICO ATTIVITÀ DI BASE VALBASCA LIPOMO
I due principali concetti che verranno introdotti sono:
• la ricerca del risultato come conseguenza e non come fine unico;
• l’abolizione delle rigidità tattiche legate ai ruoli.
Il calcio giovanile moderno vive spesso una contraddizione profonda: da una parte si dichiara di voler formare il bambino, dall’altra si pretende immediatamente prestazione, vittoria e specializzazione precoce. Il risultato non deve essere un’ossessione, ma la conseguenza di un lavoro tecnico finalizzato ad aiutare i ragazzi nella loro crescita sportiva.
L’obiettivo è proporre un modello alternativo di settore giovanile fondato su:
• centralità dell’apprendimento
• abolizione del ruolo rigido
• sviluppo globale del giocatore
• libertà interpretativa
• calcio relazionale e cognitivo
Secondo questa filosofia di pensiero andiamo a togliere tutte quelle caratteristiche negative che si evidenziano negli atleti quando lo scopo unico e primario è il risultato finale come, ad esempio, la paura dell’errore, limitare la libertà creativa, la fragilità emotiva, la scarsa attitudine nell’assumersi responsabilità o a correre dei rischi, ecc.
L’errore è il principale strumento di apprendimento.
Parlando dei ruoli, invece, saranno fluidi e non definitivi. L’obiettivo in questo caso sarà quello di togliere i ragazzi dalla comfort zone ed abituarli pian piano al cambiamento. I vantaggi saranno molteplici come, ad esempio, imparare ad interpretare tutte le situazioni e le fasi di gioco oppure, sotto il punto di vista relazionale, capire difficoltà o dinamiche che i compagni affrontano in altre zone del campo.
Non serve specializzare un bambino troppo presto servono ragazzi completi.
Il portiere giocherà un tempo a partita come giocatore di movimento; ciò aiuterà lo stesso a capire dinamiche come la lettura degli spazi e la gestione della pressione, oltre che migliorare la sua completezza tecnica.
Nel momento in cui anche i giocatori di movimento, come il portiere, saranno messi in situazioni nuove, otterranno la comprensione reciproca.
L’allenatore non controllerà ogni scelta ma lascerà spazio all’atleta di esprimersi dando, laddove necessario, le dovute correzioni dopo aver lasciato libertà decisionale.
Impareremo ad accettare l’errore sfruttandolo per crescere e migliorare.
Cercheremo quindi di creare un ambiente di sport sereno dove crescere e migliorare, credendo in questa idea molto ambiziosa.
Federico Rossi
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