Como,
L’Ardita Cittadella è in Promozione. Un traguardo costruito lungo un’intera stagione e conquistato con merito, anche se l’ultimo atto è stato vissuto con il cuore in gola, tra attesa, tensione e un’esplosione di emozioni finale. Pietro Ferrario, uno dei protagonisti della stagione, ha vissuto tutto questo da una prospettiva particolare: fuori dal campo, costretto a seguire i compagni dopo un’espulsione discussa. «È stata durissima – racconta – soprattutto per il fatto di non poter dare una mano alla squadra». Un’assenza pesante, più mentale che fisica, per un giocatore abituato a vivere la partita da dentro. Eppure la fiducia nel gruppo non è mai mancata. «Sapevo che erano tutti pronti, lo vedevo dagli allenamenti».
La partita non è andata esattamente come previsto, ma il risultato finale, complice anche quanto accaduto sugli altri campi, ha premiato il lavoro dell’Ardita. «Forse non era il risultato che ci aspettavamo, ma penso sia una vittoria meritatissima», sottolinea Ferrario. Poi, il momento più intenso: quei cinque minuti sospesi, con gli occhi sugli altri campi. «Tensione pura. Quando è arrivata la notizia è stato incredibile. Per me è il primo campionato vinto e devo ancora realizzare». Un’esplosione di gioia condivisa, con un gruppo che si è lasciato andare a festeggiamenti meritati. Tra i più scatenati? «Mauriello, sicuramente. Anche perché è entrato e ha deciso la partita». La sua immagine portata in trionfo diventa simbolo perfetto di una stagione.
Per Ferrario, questo successo ha un valore ancora più profondo. Arriva dopo anni complicati, segnati da scelte personali e lavorative che lo avevano portato anche a scendere di categoria e, in qualche momento, a perdere entusiasmo. «Mi stava passando la voglia», ammette con sincerità. Poi la svolta: l’Ardita Cittadella. «Ho fatto la scelta migliore. Ho trovato un progetto bellissimo e un gruppo di persone davvero speciali. Sono tornato a divertirmi». Un concetto semplice ma decisivo, spesso sottovalutato nel calcio dilettantistico: la felicità di scendere in campo la domenica. «Uscivo sempre contento», dice, ed è forse questa la chiave di tutto.
Il futuro, per ora, può aspettare. La Promozione è un campionato diverso, più duro, ma Ferrario preferisce non pensarci troppo. «Zero, non ci ho ancora pensato. Mi sto godendo questo momento». Una pausa necessaria dopo mesi intensi. Poi, con lucidità, arriva anche una prima riflessione: «Se manteniamo un gruppo così, possiamo toglierci soddisfazioni anche l’anno prossimo». Il vero patrimonio dell’Ardita, infatti, sembra essere proprio il collettivo.
E proprio sul gruppo Ferrario insiste quando prova a individuare il momento chiave della stagione. «Non ce n’è uno solo. È stato tutto l’anno: ogni allenamento, ogni partita». Una continuità mentale prima ancora che tecnica. Certo, alcune partite restano nella memoria, come la rimonta sul campo della Valceresio, arrivata in un momento complicato e su un terreno difficile. «Sono quelle partite che magari pensi di aver perso e invece le riprendi». Segnali di una squadra che non ha mai mollato, neanche nei momenti più difficili, tra infortuni e rotazioni forzate.
Guardando agli avversari, Ferrario non ha dubbi su chi lo abbia impressionato di più: «Metti del San Michele, per me il più forte del girone». Ma riconosce anche il valore di altri protagonisti, come Airaghi per i numeri realizzativi e Dell'Occa, già conosciuto ai tempi del Luisago. Tuttavia, il discorso torna sempre lì: al gruppo dell’Ardita. «Nel blocco ex Cantù ci sono giocatori di un’altra categoria», sottolinea, citando in particolare il capitano Aldè. Senza dimenticare l’apporto dei più giovani, decisivi soprattutto nella prima parte di stagione.
È proprio questo equilibrio tra esperienza e freschezza ad aver costruito una squadra completa, capace di resistere, adattarsi e crescere nel tempo. Una squadra che, partita dopo partita, ha trasformato il lavoro quotidiano in un traguardo concreto. E che ora può godersi una promozione meritata, senza dover cercare un singolo momento simbolo, perché il vero capolavoro è stato l’insieme.
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