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Il calcio lombardo ricorda Carlo Tavecchio: la lettera di Valentina Battistini
A tre anni dalla morte dell’ex presidente, il CRL celebra la sua eredità
1 commenti
Mer 28 Gennaio 2026 15.30
Carlo Tavecchio, scomparso il 28 gennaio 2023
Como,

Nel giorno in cui ricorrono tre anni dalla morte di Carlo Tavecchio, il Comitato Regionale Lombardia Lnd-Figc torna a ricordare uno dei suoi presidenti più rappresentativi. A firmare l’omaggio è l’attuale numero uno del Comitato, Valentina Battistini, con una lettera pubblicata sul sito ufficiale: un messaggio di memoria e riconoscenza per l’uomo e il dirigente.

 

 

Caro Carlo,

 non ci sarà mai nessun motivo che potrà far venire meno il ricordo che doverosamente il nostro mondo ti deve riconoscere.

Il Comitato Regionale Lombardia è stato per te un mero punto di partenza che ti ha portato a scalare la vetta del Calcio. La tua vera casa è sempre stata la Lega Nazionale Dilettanti e, in una giornata come oggi, preferisco festeggiare i tuoi successi spiegando al nostro mondo chi eri, nel mio piccolo.

Quando hai varcato l’androne della Lega, sei riuscito a convincere l’allora Ministro Melandri che i nostri uffici avevano bisogno di personale e hai creato un sistema di mutualità che imponeva ai professionisti di sostenere anche economicamente la base del Calcio. Ricordo quando il Presidente Ulivieri si incatenò al cancello di via Allegri, a Roma, per evitare che si togliesse l’obbligo di patentino a chi conduceva tecnicamente dalla prima categoria in giù. Lo ritenevi un gravame per le nostre società.

Poi è arrivata la Serie A, la Presidenza Federale e tutto il tuo percorso di altissimo livello.

Da Presidente di Comitato Regionale abbiamo avuto completamente visioni alle antitesi e, ancora una volta, sei riuscito a insegnare qualcosa: la tenacia di portare avanti le proprie ragioni. Sempre.

Ci hai lasciato il profondo senso di difendere il mondo dilettantistico senza se e senza ma, senza mai porre i suoi diritti in discussione davanti ai “Golia” del calcio italiano.

Ciao Carlo, ci proveremo fino in fondo.

Valentina Battistini

 


@Lariosport
© riproduzione riservata

CommentiI commenti degli utenti
Il giorno 28/01/2026 alle ore 16.31 calcio&gabole ha scritto...
Commentonon facciamolo passare per un 'santo', sarebbe una grave mancanza di rispetto per le brave persone. riporto uno dei tanti articoli relativi al personaggio.
[Il retroscena] Cinque stipendi, la pensione e i grandi affari. Ecco perché Tavecchio non molla la poltrona
È difeso pubblicamente solo da Berlusconi, che più o meno ingenuamente dà retta al suo amico Adriano Galliani, il quale sembra fuori da tutto, ma può mantenere il controllo delle cose che contano nel Palazzo proprio attraverso Tavecchio. Il nonnino, Presidente inamovibile della Federazione giuoco calcio, negli anni s’è creato una rete di potere
Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno 18-11-2017 - 08:09
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Tavecchio
Adesso abbiamo capito perché nonno Tavecchio non si dimette. Cinque stipendi, oltre la pensione, e un giro di potere, al quale lui non ha mai voluto rinunciare in tutti i suoi anni di onorato servizio nel mondo del calcio, scalando un gradino dietro l’altro al posto di quei "fessi" che hanno rimesso l’incarico, come Giulivi e Abete, che lo hanno preceduto nelle poltrone chiave. Gli insegna lui come si fa: se si lascia, si tiene sempre qualcosa. Ma dove credono di stare?

Siamo in Italia, dove tra vitalizi e prebende campano bene solo i furbi che stanno dalla parte giusta. Gli altri, peggio per loro. Li mandiamo a votare una volta ogni tanto, ma devono scegliere solo fra di noi. Meglio ancora se non li facciamo nemmeno scegliere. Così sciùr Carlo da Ponte Lambro resiste imperterrito, anche se è difeso pubblicamente solo da Berlusconi, che più o meno ingenuamente dà retta al suo amico Adriano Galliani, il quale sembra fuori da tutto, ma può mantenere il controllo delle cose che contano nel Palazzo proprio attraverso Tavecchio. Il nonnino, Presidente inamovibile della federazione Giuoco Calcio, negli anni s’è creato una rete di potere, che esercita con i suoi uomini più fidati nei posti giusti.

Intanto gli stipendi. Ne incassa cinque. Quello da presidente della Fgc, che è uguale per tutte le federazioni: 36mila euro. Poi quello di presidente della Figc Servizi, e soprattutto quelli di presidente della Lega Nazionale Dilettanti Servizi Srl e di presidente della Lega Nazionale Dilettani Immobili. Questi ultimi due incarichi, che forse sono quelli più importanti, sciùr Carlo ha preteso di conservarli quando ha lasciato il suo scranno a Cosimo Sibilia, senatore di Forza Italia, che in cambio gli garantirebbe pure i voti necessari per restare dov’è adesso, detenendo un pacchetto che da solo ammonta al 30 per cento dell’intero serbatoio elettorale. Aggiungetevi un altro giovane di belle speranze come Renzo Ulivieri, con i suoi freschi 77 anni e il parterre degli allenatori, più Lotito e gli altri della claque e il gioco è fatto. Chi lo caccia più?

Chi ha fatto i conti, compreso qualche giornale finanziario, parla di centomila o 140mila euro all’anno. Anche stando stretti, se c’è qualcuno in ambasce per le condizioni di vita del nostro nonnetto, vi possiamo assicurare che non se la passa male. In ogni caso, a queste quattro remunerazioni, Tavecchio aggiunge un’altra poltrona, sempre nel Grande Paese dei giovani disoccupati. Ma come farà con tutto questo lavoro? Da poco tempo è diventato pure commissario della Lega di serie A.

Con i due vice, il dirigente della Figc Michele Uva, e l’avvocato Paolo Nicoletti dovrebbero dividersi 135mila euro per sei mesi. Ci sarebbe una legge - oltre a un invito esplicito di Malagò - per cui chi ha altre prebende non potrebbe ricevere quei soldi. Uva, che è l’unico giovane del gruppo e pure l’unico bravo e apprezzato - e difatti lunedì è probabile che si dimetta -, ci ha subito rinunciato. Beh, Tavecchio se n’è guardato bene. Ma ha promesso che li darà in beneficienza. Peccato che nessuno abbia ancora saputo a chi offrirà questo generoso regalo e se ha mai già versato tutti quei denari.
Resta il fatto che i due posti più delicati sono quelli che ha conservato nella Lega Dilettanti. Da quella posizione può ancora contare all’interno di un movimento che ha 14mila società e un giro d’affari quantificato, secondo il Quotidiano Nazionale, in un miliardo.

Chi vuole un finanziamento agevolato per ristrutturare la propria impresa da chi deve passare? Non è che lui potrebbe avere voce in capitolo? Chi vuole fare il campo in erba sintetica invece deve ottenere l’omologazione e deve rivolgersi se non a lui direttamente, comunque ai suoi uomini di fiducia che magari hanno fatto pure carriera sotto le sue grazie. I lavori sarebbero poi quasi sempre effettuati dalle stesse ditte che hanno il monopolio del sintetico in Italia e che sponsorizzano da anni la Lega Dilettanti, «di cui una», come sottolinea in una sua inchiesta Fabrizio Ratiglia di Qn, «è di propreità di un vecchio amico di famiglia». Possiamo anche non crederci, e potrebbe non voler dire niente. Facciamo di più: non ci crediamo. Rimane però la sensazione che questo sia un giro d’affari dal quale un galantuomo che ricopre incarichi di vertice importanti dovrebbe liberarsi. Solo che questo non è solo un mercato interessante. E’anche uno strumento di potere, che serve per ottenere voti tra le società.

In questa catena di servizio, purtroppo nonno Carlo sembra sguazzarci benissimo. C’è poi un altro caso strano, che riguarda la compravendita di un intero piano di un palazzo in pieno centro a Roma, a piazzale Flaminio: la Lega lo avrebbe pagato, anche se non da sola, quasi 20 milioni di euro, ma la società venditrice, Vispa 07, l’aveva acquistato solo venti giorni prima per 9 milioni. Una plusvalenza enorme, nel giro di tre settimane appena. Tavecchio, che ci aveva messo sopra la sua firma, ha detto che «è stato un investimento funzionale della Lega, già oggi supervalutato. E non abbiamo comprato solo noi, la Technimont ha acquistato il piano di sopra». Però, qualcosa di poco chiaro rimane.

Gli azionisti della società che hanno goduto di quei soldi in così breve tempo sono ignoti. Si sa solo il nome dell’amministratore, Cesare Anticoli, «un commerciante romano, classe 1928». Proprio quello che nonno Carlo, in una delle sue performance migliori, definì «ebreaccio». Perché avrà centomila difetti, il nonnetto. Ma quando parla dice quello che pensa. Peccato che sia quello che pensa che ci fa paura.
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