Un rigore, il terzo gol stagionale e un altro successo per l’Arcellasco. Davide Giugliano, a segno domenica scorsa nel 2-0 sulla Franco Scarioni, è uno dei simboli dell’unica squadra comasca di Eccellenza.
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Dopo otto giornate gli erbesi sono terzi in classifica a 13 punti con Muggiò e Città di Albino, prossimo avversario domenica in terra bergamasca. Alla sesta stagione con questa maglia, sempre presente in campionato, il bomber trentunenne ha trovato a Erba una seconda famiglia. Un legame cresciuto insieme ai gol, già 51 tra Promozione ed Eccellenza, e alla fiducia di un ambiente nel quale si trova bene.
«Qui sto bene, l’Arcellasco è diventato una seconda famiglia. Voglio aiutare la squadra facendo gol e facendo segnare». La classifica invita a sorridere, ma Giugliano tiene ferma la rotta: «L’obiettivo resta la salvezza». Tra i meriti di questa partenza, accanto alla forza del collettivo, indica il lavoro di Luigi Petrone, tornato nella seconda parte della scorsa stagione dopo aver guidato gli erbesi al record di 49 punti nel 2024/25.
«Il mister ci insegna a non mollare mai. È tornato da qualche mese, ma sembra non sia mai andato via. Ha dato quella continuità che, secondo me, in realtà come la nostra serve molto». Un’impronta riconoscibile anche nella costruzione della rosa, alla quale Petrone ha lavorato in prima persona grazie al suo ruolo manageriale. «La squadra è stata allestita bene. Il mister si è occupato del mercato, è andato a prendere i giocatori e ha scelto gli innesti nei ruoli in cui voleva intervenire. Credo sia stato un valore aggiunto».
Poi c’è il lavoro sulla testa: «Ci sta dando una mentalità che forse in altri anni ci era mancata. È sempre sul pezzo, sa entrare nella testa di noi giocatori e tenerci coinvolti». Giugliano sa che da un elemento della sua esperienza può arrivare quel qualcosa in più capace di pesare sul bilancio di fine stagione. A maggior ragione senza il compagno di reparto Ivan Castria, il Pallone d’oro lariano fermato da un brutto infortunio al ginocchio. «Quest’anno so che posso essere chiamato a dare di più in attacco e in fase realizzativa».
Una responsabilità da condividere con il gruppo, mettendo al servizio della salvezza gol, assist e continuità. Per uno dei giocatori più rappresentativi, anche la capacità di trascinare i compagni può fare la differenza nei momenti decisivi. Ora c’è l’Albino, primo banco di prova per misurare le ambizioni degli erbesi. «Pensiamo a domenica e alle partite da qui alla fine dell’andata. Saranno quelle a dirci davvero quanto valiamo e quali potranno essere le nostre ambizioni».
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