Il brutale assassinio di Aldo Marra, avvenuto sabato pomeriggio a Cantù, ha lasciato nel dolore chi gli voleva bene e ha aperto anche un caso nel mondo del calcio, arrivato sulle pagine dei quotidiani e nelle trasmissioni televisive nazionali.
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Marra era infatti stato a lungo un tesserato e dirigente del Cascina Mamete, che domenica avrebbe dovuto scendere in campo contro la Bregnanese Ardor. Avrebbe, appunto, perché i ragazzi del Mamete – molti dei quali, dirigenza compresa, conoscevano bene Marra – proprio non se la sentivano. Da qui la richiesta alla federazione di rinviare la partita, e il successivo mancato accordo con gli avversari, che ha portato il Mamete a scendere in campo in sette e poi abbandonare il terreno di gioco, gesto che costerà la sconfitta a tavolino ai canturini.
Ma ricostruiamo i fatti con le parole dei protagonisti. «Vorrei innanzitutto rimarcare di quello che per noi era Aldo – commenta Celestino Bredice, presidente del Mamete – una persona buona, che ci ha sempre dato una mano. Una di quelle persone che magari non appaiono ma che sono fondamentali nel portare avanti una società. La sua scomparsa è stata talmente improvvisa e assurda che ci ha davvero scosso».
Da qui la richiesta alla federazione di rinviare la partita prevista per domenica pomeriggio alle 14.30 al “Toto Caimi” di Vighizzolo, richiesta negata perché Marra quest’anno non è più tesserato con la società canturina. «Ma ci è stato detto che – continua Bredice – se avessimo trovato un accordo con gli avversari allora la partita si sarebbe potuta rinviare. Peccato che gli avversari non fossero d’accordo e abbiano rifiutato il rinvio».
Versione confermata anche dalla stessa federazione, che nella persona del consigliere del Comitato Regionale Lombardia Lnd-Figc Alessandro Danieli ha rimarcato di come la stessa società della Bregnanese – contattata telefonicamente nella serata di sabato – abbia rifiutato il rinvio. Ma versione che però cozza, rendendo quindi molto oscura tutta la vicenda, con quanto dichiarato dal comunicato di ieri della stessa Bregnanese, e riportato anche dalle parole dell’allenatore, Fabio Ceriani. “Da parte nostra non c'è mai stata alcuna opposizione pregiudiziale alla richiesta”, si legge in uno stralcio del comunicato postato sui canali social.
E mister Ceriani conferma: «Mi dispiace molto per quanto successo, non mi interessa minimamente prendermi tre punti a tavolino, noi saremmo stati disposti a rinviare la partita, anche perché mercoledì giocheremo in Coppa Lombardia. Non avendo ricevuto nessuna pec della federazione però siamo scesi in campo, per evitare di perdere a tavolino, e posso assicurare che nessuno di noi si è opposto al rinvio»
. Due versioni discordanti, dunque, che lasciano da chiarire perché non si sia arrivati al rinvio. Ipotizzando la buona fede di entrambe le parti, potrebbe esserci stato un equivoco nelle comunicazioni tra società e federazione. Magari la federazione non è stata perfetta nel comunicare alla Bregnanese la gravità della situazione, magari chi ha risposto non ha compreso la gravità della situazione. Ma viene davvero difficile pensare che questa sia stata una scelta deliberata della Bregnanese, che prendendo una simile decisione sapeva benissimo che sarebbe andata incontro a una gogna mediatica notevole.
Domenica la Bregnanese si è presentata in campo con undici giocatori, il Mamete con sette. Subito dopo il via, l’uscita del capitano Terraneo ha lasciato i canturini in sei, costringendo l’arbitro a chiudere l’incontro. Il giudice sportivo assegnerà la vittoria a tavolino alla Bregnanese, ma restano le polemiche su una partita che il Mamete, sconvolto dalla morte di Marra, aveva chiesto di non giocare.
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