Dopo cinque giornate il Castello è secondo in classifica a quota 11 punti ed è, insieme alla capolista Pro Lissone, l’unica squadra ancora imbattuta del girone B di Prima categoria. Un avvio di stagione convincente per la formazione canturina di mister Stefano Terzo, che ha un volto e un nome: Tommaso Terraneo. L’attaccante classe 2004 ha già messo a segno sei gol in campionato (sette considerando anche quello in Coppa Lombardia) ed è il vero trascinatore del gruppo. L’ultima dimostrazione è arrivata contro l’Itala, battuta 3-1: doppietta per lui, che ha anche conquistato il rigore del vantaggio dopo un’azione personale e ha firmato il sigillo finale con una girata sulla respinta del portiere.
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Cresciuto nell’Accademia Calcio Como e passato dalla Folgore Caratese, dove ha vissuto il salto in Juniores e l’esordio in Serie D, Terraneo è reduce da due grandi stagioni in Terza categoria con la maglia del Sant’Agata, in cui si era già messo in mostra con 42 reti in due annate. Un biglietto da visita importante, che ora cerca di confermare in una categoria più impegnativa. «Sicuramente è stato un inizio di campionato positivo, sia dal punto di vista personale sia per la squadra - racconta il classe 2004 -. Me lo aspettavo, perché credo che la rosa abbia tutte le qualità necessarie per puntare in alto. Uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere il Castello, oltre alla qualità del gruppo, è stata la fiducia nel progetto e la presenza di uno staff competente, che già conoscevo».
Il salto di categoria non lo ha spaventato. «Le differenze ci sono, senza nulla togliere alla Terza categoria: cambiano soprattutto il ritmo di gioco e la qualità dei singoli. Questi aspetti per me sono uno stimolo in più per migliorarmi e mettermi alla prova». Sui numeri, Terraneo resta con i piedi per terra. «A livello personale non mi sono posto un obiettivo di gol. Ho voluto mettermi in gioco in questa nuova avventura con impegno e voglia di fare bene, ma senza particolari aspettative». E anche sugli obiettivi del Castello, nessuna previsione. «Un’idea me la sono fatta, ma è ancora troppo presto per dirlo. Preferisco che sia il campo a parlare».
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