Como, Sab 1 Agosto 2026
LA STORIA - Bocconcello e Clerici in America come capo-istruttori del progetto Juventus
"I ragazzi hanno una mentalià diversa, non si lamentano per le strutture"

Dal Bulgaro al Centro America, con la Juventus. È l’esperienza che stanno vivendo due allenatori comaschi, Juri Bocconcello e Alessandro Clerici, impegnati come capo-istruttori nei camp bianconeri organizzati tra Florida, Portorico e Messico.

 

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Bocconcello, che al Bulgaro è anche responsabile e direttore del settore giovanile, ha accettato la proposta dei referenti del progetto Juventus, coinvolgendo Clerici. Dopo qualche giorno in Florida a Miami, tre settimane di lavoro, suddivise in camp di cinque giorni: una tappa a San Juan, in Portorico, e due in Messico, tra Città del Messico e Guadalajara.

«Avevo voglia di vivere un’esperienza calcistica fuori dall’Italia – racconta Bocconcello – e questa opportunità mi ha subito incuriosito. Sono contento di aver accettato». La formula è quella classica dei camp di calcio estivi. Lo staff è composto da tecnici italiani, statunitensi e locali, chiamati a seguire la metodologia Juventus con esercitazioni tecniche e didattiche adattate ai vari gruppi. Un’organizzazione simile a quella italiana, ma inserita in un contesto diverso.

La differenza più evidente, secondo Bocconcello, non è tanto nella qualità dei ragazzi quanto nella loro mentalità. «Qui hanno una fame e una voglia di mettersi in gioco diverse. C’è chi si sposta per otto ore in macchina per partecipare a una settimana di camp e chi va a vivere da uno zio, senza i genitori, pur di esserci. Per loro il sogno è qualcosa di enorme».

In ogni tappa viene selezionato un giovane che potrà allenarsi gratuitamente per una settimana al centro sportivo delle giovanili della Juventus in Italia. «Quando annunciamo il vincitore ci sono ragazzi che piangono. In Italia è difficile trovare una reazione simile, forse perché abbiamo molte più opportunità e finiamo per darle per scontate». Anche sul piano motorio i giovani mostrano grande disponibilità al lavoro. Tre allenamenti alla settimana, lezioni individuali e spesso la pratica di altri sport, dal basket al baseball.

«Da questo punto di vista hanno una marcia in più», sottolinea Bocconcello. Il rovescio della medaglia sono le strutture calcistiche utilizzate per questo tipo di attività, spesso lontane dagli standard europei. Campi con buche, linee storte e manti sintetici rovinati non frenano però l’entusiasmo. «Per loro quello è il massimo e non si lamentano: giocano, si divertono e vivono il calcio con una passione autentica. Da noi, forse anche per responsabilità degli adulti e delle istituzioni, quella voglia si sta un po’ perdendo». Un’esperienza professionale, ma soprattutto umana, che i due tecnici del Bulgaro porteranno con sé al ritorno a Como.

 

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