Dodici punti di distacco a metà stagione. Una rincorsa che sembrava quasi impossibile. Poi la rimonta, il sorpasso e infine la festa. Il Perticato conquista la promozione in Seconda Categoria al termine di un campionato che, probabilmente, resterà nella memoria della società come uno dei più emozionanti di sempre. A raccontarlo è Tommaso Brambilla, simbolo offensivo della squadra e protagonista assoluto di una stagione straordinaria da oltre trenta gol.
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L’ultima giornata si è trasformata in una lunga attesa vissuta tra il campo e le notizie provenienti dagli altri risultati. Il Perticato, però, ha fatto immediatamente il proprio dovere. «Siamo partiti pronti via subito forti», racconta Brambilla. Dopo appena un quarto d’ora il risultato era già sul 3-0 contro il San Fermo. Una partenza devastante, costruita attraverso azioni rapide, convinzione e un atteggiamento aggressivo che ha indirizzato subito la partita.
Da quel momento in poi il pomeriggio si è trasformato quasi in un conto alla rovescia. «Era tutto un attendere dall’altra parte cosa succedeva». E forse proprio questo rende ancora più speciale il trionfo del Perticato: una promozione conquistata non soltanto con i risultati, ma soprattutto con la capacità di non mollare quando il campionato sembrava ormai sfuggito.
A un certo punto della stagione il Cascina Mamete aveva infatti accumulato addirittura dodici punti di vantaggio. Un margine enorme. «Nessuno se lo sarebbe immaginato», ammette Brambilla. Eppure qualcosa, lentamente, è cambiato. La squadra ha ritrovato solidità, entusiasmo e soprattutto identità.
La fase più delicata resta quel mese nero tra novembre e dicembre, segnato da tre sconfitte consecutive e da un evidente calo di rendimento. Brambilla prova ad analizzarlo senza cercare alibi. «Secondo me abbiamo subito il contraccolpo della partita di Coppa contro il Bregnano». Una sconfitta pesante, non solo nel punteggio ma soprattutto a livello mentale. «Prima stavamo giocando veramente bene anche come qualità di gioco». Poi qualcosa si è incrinato.
In quel periodo il Perticato ha vissuto anche un momento di forte instabilità tecnica, arrivando addirittura a cambiare tre allenatori. «Secondo me lì si è rotto qualcosa». Ma proprio nei momenti più complicati è emersa la forza del gruppo. Piano piano la squadra ha ritrovato sé stessa, tornando a esprimere il calcio che aveva caratterizzato la prima parte della stagione. «Quando giochiamo con la testa giusta siamo anche una squadra bella da vedere, non solo vincente».
Parole che raccontano bene l’identità di una squadra costruita non soltanto sulla qualità individuale ma soprattutto sulla convinzione collettiva. E in questo contesto il ruolo di Tommaso Brambilla è stato determinante.
La sua stagione è stata semplicemente devastante dal punto di vista realizzativo: 30 gol in campionato, 32 considerando anche la Coppa Lombardia. Numeri impressionanti, soprattutto pensando che inizialmente non giocava nemmeno da prima punta. «Sono partito a centrocampo perché c’era emergenza». Un ruolo già ricoperto in passato, quello della mezzala o del trequartista, con la convinzione che la posizione ideale fosse dietro le punte.
Poi però l’evoluzione tattica ha cambiato tutto. Lo spostamento più vicino alla porta ha liberato definitivamente il suo istinto offensivo. «Quando mi hanno messo davanti sicuramente è stato più facile». Ma Brambilla rifiuta ogni celebrazione individuale. «Non si vince da soli». Il merito, secondo lui, è soprattutto della squadra e dell’ambiente trovato a Perticato. «Ho avuto dietro un gruppo forte che mi ha permesso di fare tutti questi gol».
Ed è forse proprio questo il punto centrale della promozione del Perticato: la sensazione di un gruppo che, nonostante le difficoltà, non abbia mai perso davvero fiducia nelle proprie possibilità. La rimonta non nasce da un episodio isolato, ma dalla capacità di rialzarsi dopo il momento peggiore.
Guardando al futuro, Brambilla appare lucido ma ambizioso. La Seconda Categoria rappresenterà inevitabilmente un salto di livello, ma senza drammi. «La differenza c’è, però non è così enorme». La convinzione è che il Perticato abbia già una base importante da cui ripartire. «Se manteniamo questo gruppo e inseriamo qualche giocatore di livello possiamo stare nelle zone alte».
Nessuna promessa eccessiva, nessuna pressione inutile. «Non dico vincere, perché è sempre difficile». Ma il messaggio è chiaro: il Perticato non vuole fermarsi qui.
Interessante anche il passaggio finale sugli avversari più difficili affrontati durante la stagione. Brambilla cita la Libertas come squadra più complicata da affrontare, anche perché unica formazione contro cui il Perticato non è riuscito a vincere. «All’andata abbiamo perso, al ritorno ci hanno pareggiato al novantesimo». Una squadra “rognosa”, la definisce lui, sottolineando però come il livello generale del campionato fosse estremamente equilibrato. «Secondo me erano tutte lì».
Ed è probabilmente questo che rende ancora più pesante il traguardo raggiunto. In un girone senza vere dominatrici assolute, il Perticato ha avuto il merito di resistere nei momenti difficili, di ricostruirsi mentalmente e di arrivare più forte di tutti nel momento decisivo. Da dodici punti di distanza alla promozione. Una rimonta che sembrava impossibile. E che invece adesso è diventata storia.
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