Carlalberto Ludi, direttore sportivo del Como, è stato premiato a Roma come miglior ds della scorsa stagione, al Gran Galà del Calcio organizzato a Roma da Adicosp, l’associazione dei ds italiani di calcio che gli ha assegnato il primo come miglior direttore sportivo della serie A, alla memoria di Franco Janich.
Tanti i temi toccati dal dirigente: mercato, Nico Paz, Cesc Fabregas...
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LA STAGIONE DEL COMO
«Il campionato del Como? Le emozioni sono le stesse che ci hanno contraddistinto in questi anni – ha detto Ludi -, grande ambizione ed energia positiva. E quindi cerchiamo di goderci queste ultime partite con il sogno Champions e l’ambizione Europa che penso sia già qualcosa di molto rilevante e di grande successo».
NICO PAZ
«Nelle valutazioni di mercato la Champions, l’Europa League o la Conference possono cambiare gli scenari. Come è accaduto a marzo e aprile della passata stagione in cui veniva detto che Nico Paz doveva andare al Real Madrid, è lo stesso tormentone adesso». E ancora: «Non possiamo controllare la volontà degli altri e prevedere il futuro, però siamo pronti logicamente nel caso a lavorare sul mercato qualora lui non ci fosse. Ma contiamo e speriamo che lui sia ancora al centro del progetto».
CESC FABREGAS
«Per noi non c’è alcun dubbio nel ripartire con lui, così come per lo stesso Cesc. C’è totale allineamento e ambizione condivisa, è il nostro perno dello sviluppo tecnico. Siamo in luna di miele con lui, come ci piace dire, è un predestinato e un fuoriclasse della panchina e contiamo che ancora aiuti a far sviluppare questo progetto nella direzione in cui stiamo andando».
I POCHI ITALIANI DEL COMO
«È una critica che ci hanno mosso tanto, ma che capisco poco. Avessimo investito sul mercato italiano, lo avremmo fatto su giocatori già conosciuti. Non abbiamo creato niente. Noi abbiamo comprato fuori dall’Italia per ragioni diverse da quella finanziaria e metodologica. Abbiamo preso giocatori già pronti: in Italia facciamo fatica invece a creare quell’anello di congiunzione tra la Primavera e la prima squadra».
IL SETTORE GIOVANILE
«Stiamo cercando di crescere ragazzi italiani internamente, abbiamo investito sul settore giovanile proprio per quello. Nel rispetto dell’italianità, vogliamo attendere due, tre o quattro anni per avere italiani cresciuti nel nostro settore giovanile e quindi metodologicamente orientati al calcio di Fabregas in prima squadra».
LA STAGIONE DEL COMO
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