L’Olimpia Cadorago celebra una stagione straordinaria culminata con la promozione in Prima Categoria, ma lo fa nel modo più autentico possibile: dando voce al proprio allenatore e al suo sguardo diretto, sincero e senza filtri su tutti i protagonisti dell’annata. Marco Rossi, infatti, ha stilato a Bar Lariosport un vero e proprio pagellone della squadra, trasformando numeri e voti in un racconto profondo fatto di merito, crescita e identità di gruppo. Un’analisi che va oltre il semplice giudizio tecnico e restituisce il senso di un percorso costruito giorno dopo giorno.
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Si parte dai portieri, reparto che Rossi descrive con equilibrio: tre estremi difensori sullo stesso livello, capaci di garantire affidabilità quando chiamati in causa. Andrea Acampora si prende un 7 complessivo, mentre Gabriele Borghi, penalizzato dagli impegni lavorativi, strappa comunque una piena sufficienza grazie alla qualità mostrata nelle poche apparizioni. Anche Saloum Diedhiou rientra in questa logica di equilibrio, in un reparto che ha dato sicurezza senza bisogno di protagonismi eccessivi.
Salendo di reparto, emergono subito le prime note di rammarico ma anche di grande fiducia. Idriss Akkad si ferma a 7, ma Rossi non nasconde: «Volevo vedere un 8 e mezzo, perché per me è fortissimo». Un giudizio che racconta perfettamente il livello delle aspettative all’interno del gruppo. Alessandro Taborelli, invece, è una delle sorprese più belle: 7.5 per un 2006 arrivato quasi per caso e capace di conquistarsi spazio e fiducia con personalità. «Se mi dai l’opportunità me la gioco», aveva detto al mister. E l’ha fatto davvero. Molto bene anche Salvatore De Fazio, per lui un 8 pieno.
Tra le certezze assolute spicca Lorenzo Salvadori, valutato con un 8 che non ammette discussioni. «La nostra sicurezza», sintetizza Rossi. Accanto a lui, Cristiano Brunetti (7.5) rappresenta l’esperienza e la qualità, pur in una stagione complicata da problemi personali che ne hanno limitato l’utilizzo. Ma il cuore della squadra batte attorno al capitano Mattia De Fazio, anche lui premiato con un 8: «È un piacere vederlo in campo, per noi e per gli avversari». Leadership, continuità e presenza costante.
Sulla fascia corre Fabio Venturini, definito “il ballerino” per la sua capacità di spingere senza sosta: 7.5 meritato per uno dei motori della squadra. Ma il dato che più colpisce è quello di Abdelati Faquir, il più presente con 28 presenze su 29 partite. Un 7 che racconta soprattutto una crescita mentale: «Ha cambiato la testa», sottolinea Rossi, evidenziando il percorso di maturazione di un 2006 su cui il club ha investito con convinzione.
Tra i profili tecnici più interessanti c’è Luca Imperiali (7), uno dei giocatori più dotati dal punto di vista qualitativo, mentre Alessandro Rullo (6.5) e Riccardo Burba (6.5) pagano soprattutto la discontinuità di impiego, pur mostrando potenzialità importanti. «Rullo è da otto, ma non l’abbiamo mai avuto», ammette il mister, lasciando intravedere il valore ancora inespresso.
In attacco, inevitabilmente, i riflettori si accendono su Eros Gigliotti, capocannoniere con 13 gol e voto 8. Un giudizio che arriva accompagnato da una provocazione: «Sbaglia troppi gol», dice Rossi, salvo poi riconoscere che «regala cose che si vedono raramente». Un attaccante capace di fare la differenza, anche oltre i numeri.
Accanto a lui, Luca Calò e Luca Marchesotti chiudono a quota 10 gol ciascuno, incarnando due modi diversi di essere decisivi. Calò (7.5) è un giocatore che il mister apprezza profondamente, mentre su Marchesotti – limitato dalla residenza a Torino nel corso della settimana - Rossi si sofferma su un aspetto umano spesso invisibile: «Ha un cuore enorme». Un riconoscimento che va oltre il campo.
Isaac Akuetteh (6.5) rappresenta invece il talento da disciplinare, «un po’ birichino» e non sempre continuo negli allenamenti, mentre Simone Borghi (6.5) è definito «un diamante da sgrezzare», segno di un potenziale ancora da esplorare. Chiude il gruppo Thierno Diop (7), esempio perfetto di spirito sportivo e dedizione.
Un capitolo a parte è riservato a chi ha giocato meno ma non ha mai fatto mancare presenza e impegno: Parravicini, Rizzi, Villa, Maresca e Viola ricevono tutti un 6.5 simbolico ma significativo. «Sono stati fondamentali per tenere alta l’intensità degli allenamenti», sottolinea Rossi, riconoscendo il valore invisibile del gruppo.
È proprio qui che si chiude il cerchio della stagione dell’Olimpia Cadorago: nei dettagli, nelle seconde linee, nella mentalità costruita quotidianamente. I voti diventano così uno strumento per raccontare una squadra vera, fatta di talento, difetti, crescita e soprattutto identità. Una squadra che ha meritato la promozione non solo per i risultati, ma per il percorso condiviso che li ha resi possibili.
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